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zlataniere

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  1. impossible is nothing
  2. RAGA IL RITIRO INIZIA IL 10 LUGLIO. Li' se non si presentasse l'allenatore potrei capire i vostri discorsi. MA RIPETO, il ritiro inizia il 10 luglio.
  3. OH Basta flame, basta punzecchiature tra utenti. Piuttosto parlate di POOOOLL
  4. Continuate a parlare di calciomercato piuttosto che soffermarvi sulle vacanze (?) di Allegri. Tanto a parlare del mister non vi preoccupate che poi si ricomincera'.
  5. il ritiro inizia il 10 luglio 01 LUGLIO 2022 SHARE COMINCIA LA NUOVA STAGIONE! Ci siamo quasi! La stagione 2022/23 è ai nastri di partenza. È ufficiale, infatti, la data del raduno dei bianconeri: si inizia domenica 10 luglio con le visite mediche e dal lunedì seguente al via gli allenamenti. A partire, però, da lunedì 4 luglio arriveranno presso il Training Center alcuni giocatori fra coloro che dovranno proseguire il percorso di recupero dagli infortuni o che non sono stati impegnati con le rispettive Nazionali.
  6. da ultimo uomo Perché il City Football Group ha scelto il Palermo I primi capitali arabi nel calcio italiano. Condividi: I cliché su Palermo, tra cinema e cronaca, si sprecano da decenni. Molti sono veri e resistono tuttora, come il famoso traffico di Johnny Stecchino, «tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famiglia contro famiglia». Ecco, non ci sarebbe nulla di male se uno che non è mai stato in Sicilia, si chiedesse quanto di vero ci sia in questo mitologico ciàffico. Poi c’è Pep Guardiola, che come un marziano appena sceso sulla Terra, si pone una domanda ai limiti del surreale: «Ma a Palermo c’è il sole?». Lo chiede a Ferran Soriano, amico dai tempi di Barcellona e Ceo del City Football Group, la holding che controlla il Manchester City e altri nove club in giro per il mondo. Altri dieci, da questo mese di luglio, perché nella rete dello sceicco Mansur c’è finito il Palermo neopromosso in Serie B, aprendo per la prima volta le porte del calcio italiano agli investimenti arabi. Il dirigente catalano, presentandosi in un italiano impeccabile, annuncia il buon esito di un’operazione che da mesi sta infuocando la tifoseria palermitana, capace di presentarsi in massa al «Barbera» per i play-off di Serie C, superando sempre le 30 mila presenze (col picco di 35.037 tagliandi emessi per la semifinale con la Feralpisalò) ben prima di arrivare al trionfo finale. Se da un lato c’era la speranza di riscattare negli spareggi una stagione fatta di alti e bassi, dall’altro c’era il continuo susseguirsi di voci su possibili nuovi investitori, da attirare in qualche modo anche facendo vedere una risposta del pubblico degna di palcoscenici decisamente più lucenti della Lega Pro. Per capire perché il City Football Group abbia scelto Palermo, bisogna riavvolgere il nastro di qualche mese. Un anno fa, dopo una stagione chiusa al settimo posto in Serie C e con non pochi malumori per un campionato sottotono, il presidente del Palermo Dario Mirri informa i soci minoritari dell’Associazione Amici Rosanero che al termine del triennio (da luglio 2022, dunque), non avrebbe immesso ulteriori capitali nella società. Né lui, né gli altri componenti della Hera Hora, la società che nel 2019 viene scelta dall’allora sindaco Orlando come erede dell’Us Città di Palermo, radiata e successivamente fallita. Per un anno, dunque, sono andati in scena incontri e trattative, più o meno segrete. Mirri ha avuto, rispetto a chi lo ha preceduto, un merito passato sotto traccia: dare credito solo a soggetti con un certo pedigree in ambito calcistico e finanziario, rispedendo al mittente gli avventurieri, alcuni di questi già spuntati in passato dalle parti di Palermo. Avere in mano una società senza debiti degni di nota, chiaramente, lo pone con il coltello dalla parte del manico. E in effetti, nei tre anni di vita del nuovo Palermo, le uniche risorse utilizzate sono state quelle proprie. Mirri, per la ricerca di potenziali investitori, si affida alla banca d’affari Lazard. Nell’ottobre 2021 si fa avanti l’ex proprietario della Roma James Pallotta, con il suo Raptor Group, che tramite un proprio dirigente (l’italo-americano Anthony DiSanti) fa giungere una manifestazione di interesse via mail a Mirri, il quale a sua volta risponde dicendosi orgoglioso della proposta presentata e disponibile a discuterne. Il tutto, però, si chiude con un nulla di fatto. A dicembre, poi, iniziano a rincorrersi voci incontrollate. Non c’è alcun gol di Zoff da calcio d’angolo, ma da qualche sito che segue le vicende del Palermo emergono notizie su una cessione imminente. In realtà, non si concretizza nulla. In quel periodo ci sono dei discorsi avviati con qualche gruppo. Di sicuro ce n’è uno italiano, con alle spalle un noto istituto di credito dell’Emilia Romagna. Più defilato, invece, l’interesse di un gruppo straniero, che di recente ha rilevato le quote del Southampton. Da altre fonti di stampa emerge un ipotetico fondo londinese. Alla fine, non succede nulla con nessuno. Il Palermo resta in mano a Mirri, che di fatto controlla per intero il club dopo le questioni societarie dei mesi precedenti. Della controllante Hera Hora ha infatti il 10% a titolo personale e il 50% con l’azienda di famiglia Damir, di cui è titolare del 99%. Il restante 40%, dopo il recesso esercitato dall’italo-americano Di Piazza, è oggetto di contenzioso che porterà al sequestro delle quote del Palermo per 2,35 milioni a fine febbraio, poi revocato pochi giorni prima di siglare l’accordo col City. La querelle legale non frena le trattative. Anzi, proprio mentre veniva disposto il sequestro dal Tribunale di Catania (a cui si rivolge Di Piazza, poiché competente in materia di impresa estera), Mirri decide di puntare ad un investitore grosso. Parecchio grosso. Nei suoi viaggi a Londra, riesce a ottenere un incontro con Ferran Soriano, per far entrare il Palermo nella galassia del City Football Group. «Sono qui per il deal, non per negoziare», sono le parole di Mirri, riportate da Soriano, al loro primo meeting. A Manchester l’idea piace, perché dopo aver messo piede in Spagna col Girona (appena ritornato nella Liga) e dopo aver portato il Troyes in Ligue 1 al primo anno di gestione, la prospettiva di piantare una bandierina in Italia diventa quasi una conseguenza. Solo che Palermo, per diversi motivi, rappresenta un target diverso dal solito: il Girona, prima di entrare nel network, non aveva mai disputato la massima serie; mentre il Troyes, tolti i primi anni 2000, non ha mai preso parte alla Ligue 1 per due campionati di fila. Per non parlare del Lommel, nella seconda serie belga, il terzo club europeo a far parte del gruppo. Le differenze si accentuano ancor di più in termini di bacino d’utenza: gli stadi di Girona e Troyes messi insieme non riuscirebbero ad ospitare le persone accorse al «Barbera» per la semifinale e la finale degli scorsi play-off. A Manchester, a quel punto, la domanda non è tanto sull’utilità di un investimento a Palermo: è su quale strategia debba adottare il gruppo in un mercato dal potenziale maggiore rispetto a tutti gli altri satelliti presenti. Soriano lo dice chiaramente: «L’impegno lo abbiamo preso prima dei play-off, prima della promozione in Serie B». L’intenzione di investire su questo progetto andava ben oltre la categoria, perché gli uomini dello sceicco Mansur hanno fiutato l’affare, in una piazza capace di attirare un pubblico tra i più numerosi in tutto il calcio italiano e con un brand dall’appeal internazionale: «Ci sono tifosi a New York e lì abbiamo un club» prosegue Soriano «lavoreremo insieme». Solo che fino ad aprile, non c’era affatto tutta questa prospettiva di rivedere il Palermo in Serie B e con oltre 30 mila tifosi al seguito. I numeri della stagione erano stati poco convincenti, con una squadra incapace di ottenere risultati di rilievo in trasferta, un allenatore (Filippi) esonerato alla vigilia di Natale e un sostituto (Baldini) con cui ancora non si riusciva a trovare la quadra. La svolta arriva, paradossalmente, dopo una delle partite più brutte dell’anno, un pareggio in rimonta a Potenza, dove sotto di due gol, il Palermo rischia di subire pure il terzo, prima di impattare sul 2-2: «Lì stavo per prendere il taxi e andarmene a casa», dirà Baldini in una conferenza stampa che è in realtà il secondo tempo di uno sfogo clamoroso, iniziato negli spogliatoi con tanto di malore per la rabbia e la foga mostrata. Quella strigliata cambia volto al Palermo, che giusto qualche partita prima era riuscito a sbloccarsi in trasferta ad Avellino. Fuori casa, non ne perde più una. Poi c’è Brunori che nel 2022 segna più di chiunque altro al mondo, tolti Mbappé e Benzema. Il bomber rosanero, autore di 29 reti in stagione, mette la propria firma anche nelle vittorie in casa del Monopoli e della capolista Bari, ormai in festa per la promozione già raggiunta. Baldini, stavolta spavaldo e fiducioso, non ha più dubbi: il prossimo a festeggiare sarà lui. Se lo sente sin da quando ha rimesso piede a Palermo e pian piano, iniziano a crederci anche i palermitani. All’esordio nei play-off contro la Triestina si superano i 30 mila spettatori, dopo aver concluso il campionato con una media di 5.758 presenti al «Barbera». Il giorno del match, i tifosi vedranno sul Giornale di Sicilia la foto di Brian Marwood, dirigente del City Football Group giunto in città per valutare da vicino lo stato delle strutture. È il primo emissario proveniente da Manchester a metterci la faccia, dopo mesi di voci e notizie mai ufficialmente confermate. A Palermo, adesso, non si crede più solo nella promozione. Si crede anche nell’arrivo di Mansur, si crede che un ritorno in Serie B possa rappresentare, con gli investimenti arabi, solo un passo per la scalata verso la A. Quando una città come Palermo decide di scendere in campo al fianco della propria squadra, le opzioni sono due: il Maracanaço o il trionfo. L’effetto nefasto, lo subisce sulla propria pelle la Nazionale di Mancini, che proprio al «Barbera» perderà l’accesso al Mondiale per la seconda volta consecutiva nella sfida di marzo con la Macedonia del Nord. Per gli uomini di Baldini, invece, è tutta un’altra storia. Contro il Padova arrivano due vittorie per 1-0 e il ritorno in casa è l’occasione giusta per tornare a festeggiare, a tre anni dall’incubo targato Tuttolomondo e Lucchesi, con uno stadio interamente colorato di rosa che non vede l’ora di esplodere. Tanto più sapendo che per questa sfida, oltre che le televisioni di mezzo mondo, si sono collegati i vertici del City Football Group. Allo stadio, inoltre, sono presenti altri tre uomini di fiducia dello sceicco Mansur: lo scout Luciano Zavagno (vecchia conoscenza della Serie B italiana da calciatore), il managing director Diego Gigliani e il senior manager Nicolas De Montauzon. Tutti argentini, tutti e tre seduti in tribuna dopo aver fatto un giro al museo del club per ritrovare un po’ di glorie nazionali esposte in bella vista, tra maglie e cimeli: da Ghito Vernazza fino a Paulo Dybala, passando per Javier Pastore e Cristian La Grotteria. Trascorsa la nottata di festa, nel giorno delle elezioni (e con qualche presidente di seggio che si assenterà per andare allo stadio…), Palermo inizia a far scattare il countdown. C’è chi annuncia il closing col City Football Group già all’indomani della promozione, c’è chi predica calma e c’è una data che in qualche modo viene spifferata dalle mura di viale del Fante: il 1° luglio, giorno dell’appuntamento tra Mirri, Soriano e compagnia in via Ansperto a Milano, sede dello studio legale Allen & Overy, per la stipula dell’atto notarile. Una settimana prima, il Tribunale di Catania aveva accolto l’istanza di dissequestro delle quote del Palermo e Mirri, depositando 2,5 milioni per sbloccare l’intero pacchetto azionario, elimina così ogni possibile intoppo all’operazione. Al City Football Group va l’80%, il resto rimane nelle mani di Mirri e degli azionisti di Amici Rosanero. Il Palermo entra nella “famiglia” e come tale viene accolto da tutte le società del gruppo con un tweet da ciascuna di esse: inizia il Manchester City e proseguono, ad uno ad uno, i satelliti di questa rete globale, che ha snodi in Spagna (Girona), Francia (Troyes), Belgio (Lommel), Stati Uniti (New York City Fc), Uruguay (Montevideo City Torque), Bolivia (Club Bolivar), India (Mumbay City), Cina (Sichuan Juniu), Giappone (Yokohama F. Marinos) e Australia (Melbourne City). La domanda su quale possa essere il destino del Palermo, però, riguarda un futuro ancora distante. La certezza, sotto il controllo della holding finanziata da Mansur e non solo (al suo interno partecipano Silver Lake Partners e China Media Capital), è quella di aver messo alle spalle i fallimenti come quelli del 1986 e del 2019. Poi c’è l’obiettivo dichiarato, che è il ritorno in Serie A. “Con pazienza e umiltà” perché, a proposito di cliché, anche per Mirri il prossimo campionato di Serie B «sarà una A2». Lo sarà anche per la presenza del nuovo Palermo made in UAE, senza però l’assillo di dover vincere sin da subito. Quando lo farà, però, si capirà fin dove potrà spingersi l’ambizione dei citizens in Sicilia. Salvezza e basta o qualcosa di più? Finché le norme restano quelle attuali, un Palermo di proprietà del City Football Group non potrebbe partecipare né alla Champions League, né all’Europa League (ma alla Conference League sì), a meno di harakiri sulla sponda blu di Manchester tali da estromettere il City dalle competizioni europee. Oppure si possono valutare stratagemmi come quelli adoperati dall’altro grande network internazionale del calcio globale, quello della Red Bull. Lipsia e Salisburgo, sulla carta, non potrebbero disputare la Champions League, ma lo fanno perché nel 2017, secondo il Club Financial Control Body della Uefa, «nessuna persona fisica o giuridica aveva più un’influenza determinante su più di un club». Com’è stato possibile? Semplice: via tutti gli uomini della Red Bull dal Cda del Salisburgo e dentro al loro posto amministratori non riconducibili alla multinazionale di Dietrich Mateschitz. A Palermo succederà lo stesso? Ancora non si può sapere, anche se nell’operazione che ha portato il City Football Group in Sicilia, sono comparse figure di spicco formalmente non legate al gruppo di Mansur. Il dirigente Giovanni Gardini, in passato direttore generale di Inter e Verona, non è un soggetto riconducibile a Manchester. Stessa cosa per Michele Centenaro, segretario generale dell’Eca e deus ex machina di questa trattativa. Solo che al momento la loro presenza nel nuovo consiglio di amministrazione non è ufficializzata. L’unico ad avere un posto certo nel Cda del futuro è Mirri, confermato nel ruolo di presidente. Se al suo fianco dovessero esserci soggetti slegati dalla proprietà del Manchester City, allora potrebbe configurarsi lo stesso schema attuato dalla Red Bull a Salisburgo. Una situazione che allo stato attuale non è prevista né a Girona (dove nel board troviamo Diego Gigliani e Simon Cliff), né a Troyes (ancora Simon Cliff, stavolta come presidente). Sia Gigliani che Cliff, inoltre, hanno presenziato alla prima uscita ufficiale del City Football Group a Palermo. Nell’incontro avuto col sindaco Lagalla, Mirri ha indicato il primo come amministratore delegato. Ad oggi, però, si possono solo formulare ipotesi. Il Palermo, intanto, riparte da una Serie B conquistata sul campo e da una nuova proprietà, tra le più abbienti in tutto il mondo. Il sole, anche se Guardiola non lo sa, è tornato a splendere anche sul «Barbera».
  7. Ma quale disastro gioca contro un supereroe mi avete convinto
  8. per noi sarebbe meglio se sbaraccassero tutto il loro attacco e facessero di dybala la loro unica punta
  9. che disastro madonna santa
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