Vai al contenuto

CRAZEOLOGY

Tifoso Juventus
  • Numero contenuti

    11493
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Days Won

    20

Tutti i contenuti di CRAZEOLOGY

  1. Boh... La violazione c'è, ed è ammessa dalla stessa Juventus. Quello che dici nel grassettato è il grosso problema. Si attaccheranno pesantemente a qualche s******a del codice per darci contro più che si può. Diciamo però che in questo caso, tra le tante cose, i legali della Juve dovrebbero far notare e far pesare che questa violazione era sostanzialmente stimolata e autorizzata in qualche modo dalla Digos, per il famoso quieto vivere. Ma anche messa così, mi sa che la giustizia sportiva se ne frega bellamente.... Comunque son capaci di tirare fuori la juve e i rapporti con la ndrangheta anche nel processo sportivo quei suppostoni là. Spero non si spingano a tanto, ma non è che ci sarebbe poi tanto da sorprendersi eh. Vediamo che succede....
  2. Bisogna anche ricordare che si beccava spesso insulti anche da qualche tifoso (viola e non) per via di ciò che diceva su calciopoli. Ma lui non si faceva per niente condizionare. Mente davvero libera, non acquistabile al mercato per qualche spicciolo. Gravissimo il fatto che non avesse qualche programma televisivo sempre presente in tv, per fare un po' di informazione e riflessione (su qualunque argomento). Ci tengo a dire che la vera forza era il suo approccio, non è che non potesse sbagliare. Sicuramente gli piaceva sfrucugliare nel lato storto delle cose, e nel farlo nella sua lunga carriera qualche volta avrà anche sbagliato, come capita a tutti gli esseri umani. Ma il punto è che quando sbagliava, era solo perché gli mancava ancora qualche pezzo del puzzle, e non per malafede. Non si può sapere sempre tutto di tutto su tutto. C'era però sempre la possibilità che in un secondo tempo potesse arrivare ad altri dati che potevano cambiargli la visuale, il quadro complessivo, e a quel punto non aveva paura di renderli noti per paura di perdere la faccia o che ne so. Anzi. E se si usava un tono educato e civile, era in grado di dialogare con chiunque volesse farlo, anche con chi avesse opinione opposta alla sua. Dialogo aperto e costruttivo. Senza nessuna aggressività verbale o robe simili. Sempre in tutta serenità. Avercene gente così.... Vedi quelli del fatto quotidiano, che fanno finta di essere gli unici guardiani del potere, e che in qualche occasione in relazione a qualche articolo su calciopoli lo hanno censurato e lui ha pubblicato il pezzo solo sul suo sito. Quelli della gazza poi, in questi giorni hanno scritto che lui aveva su calciopoli una visione non convenzionale, originale, o qualcosa del genere. Quasi come a dire che l'avesse scelta solo per distinguersi dagli altri. La cosa grave è che ce ne sono pochi così, e quelli che ci sono, appena toccano tasti sensibili, vengono emarginati immediatamente.
  3. Non si legge benissimo, troppo piccola l'immagine. ma l'ha ripreso anche dagospia. 1. LA FACCIA DURA DEL PRESIDENTE DELLA JUVE - PORTA VIA LA MOGLIE AL DIPENDENTE CALVO MA ANCHE LA PRIMA MOGLIE, EMMA, ERA LEGATA ALLO STESSO MANAGER: COLLABORATRICE IN PHILIP MORRIS. DOVE ANDREA ANDO' LASCIANDO L'UNIVERSITA' BOCCONI SENZA LAUREARSI 2. L'ARRIVO NEL CALCIO E' DIROMPENTE: MANDA VIA FASSONE (ORA A.D. DEL MILAN) E PRENDE L'AMICO DEL CUORE CALVO POI DA' CARTA BIANCA ALL'AVVOCATO BRIAMONTE E RIVOLUZIONA IL CALCIO CAMBIANDO L'INTOCCABILE: IL CONTRATTO CON I CALCIATORI - ORA VUOLE TORNARE SOPRATTUTTO AD ESSERE UN DURO. PERÒ LA 'NDRANGHETA PUÒ FARLO SQUALIFICARE http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/faccia-dura-presidente-juve-porta-via-moglie-147754.htm
  4. Non riesco a dormire, è quasi mattina, e giro su internet come un ladro nella notte. Vado sul sito dagospia, e mi trovo il saluto a Beha. E dentro un estratto di un suo libro che racchiude tante tante cose vere, che non si leggono mai da nessuna parte. Quello che, a torto o a ragione, pensano in tanti (io per primo). E' un po' lungo e dialetticamente complesso, ma ne vale la pena leggerlo. Estratto del libro “Mio nipote nella giungla” di Oliviero Beha Si diventa solo ciò che si è. Per la stampa come categoria è tutto molto legato alle note precedenti sulla parola scomparsa, il pensiero digitale e la libertà inesistente, che insieme costituiscono, almeno in teoria, la sua «materia prima»: con il paradosso, tendenzialmente ridicolo, che mentre il paesaggio si fa sempre più arido anche se travestito da giungla, fioccano i corsi privati di «giornalismo d’inchiesta», magari con buffet incluso. Si paga per avere un’idea più o meno precisa e intellettualmente onesta di quello che non ti faranno fare se non ti vendi. E per vendersi ci sono forme e progressioni variabili, non è difficile immedesimarsi in questa deriva. Perciò, e a titolo solo esemplificativo, le polemiche sulla Rai, massima azienda nazionale di comunicazione pubblica, sulla carta, in realtà privatizzata per bande, sono risibili alla radice. È prevista così dal sistema di cui parlo. Naturalmente la gran parte degli aspiranti futuri giornalisti intende il mestiere esattamente come chiunque altro oggi, dai medici a scalare, una maniera per far soldi e solleticare il proprio narcisismo grazie alla visibilità e alla notorietà, a qualunque prezzo. E «questo» giornalismo fa il possibile per scivolare giù lungo il piano inclinato della giungla facendosela piacere, contribuendo a renderla sempre meno attraversabile e spingendola così sempre più in basso. Una discesa di cui non si vede la fine. Ma fate questo discorso a qualunque direttore, di tg, gr o giornali, o ai sindacati relativi: sarà come parlargli degli ufo. Lo sanno benissimo ma non vogliono saperlo. Non vogliono che glielo si ricordi, altrimenti per salvare la faccia dovrebbero o uscire dal mercato truccato o riconoscersi pubblicamente come correi del sistema guasto italiano. Anche qui parlo per esperienza personale al quadrato. Come dimenticare le «messe cantate» di Eugenio Scalfari, fondatore e direttore de «la Repubblica», un giornale nato per fare opinione in un momento storico decisivo come i secondi anni Settanta, tra terrorismo interno, politica di volta in volta in composizione democristian-comunista e scomposizione a sinistra, e la tv d’abord? Con la convinzione dello ieratico timoniere di poter così influenzare il potere politico nelle sue varie declinazioni, di ogni livello del quale il per noi familiare «Barbapapà» si sentiva un gradino più in alto. Sinistra radical-chic, si diceva. Era vero. E comunque allora si ragionava, pur con la puzza sotto il naso di fronte a una realtà maleodorante, avendo come contraltare il naso di Montanelli dichiaratamente turato al momento di votare per la Dc, con Moro neppure tanto contrapposto a un’opposizione di sinistra in nome di un Paese più armonico, tanto da pagare le sue scelte e il suo impegno con la vita. E lo spessore di editorialisti e cronisti era ragguardevole, specie di quelli già non più di primo pelo. Forse era tutto finto, ma lo ammetto: ci o mi sembrava che qualche spallatina al «sistema», già solidamente in atto, la si desse. Pur in mezzo alle contraddizioni e alle nebbie, alla zona grigia in cui il sistema summenzionato prosperava, certo. Curiosamente, ricordo con chiarezza che una volta, nella primavera del 1982, mi chiamò l’augusto direttore, più intelligente che colto, più cinico che malevolo, di una profondità d’ingegno meravigliosamente superficiale, mentre mi trovavo in Perù per pezzi di giornalismo di costume, più o meno sportivo. Mi chiese di informarmi sul macroscopico scandalo internazionale Sindona-Calvi- Banco Ambrosiano-Gelli eccetera, allora in grande spolvero: se non ricordo male c’era una succursale di credito a Lima che poteva saperne qualcosa. Brutta storia, più nera del nero, con massoni, Mafia e politica alla ribalta attraverso faccendieri coinvolti prima e dopo nei misteri italiani più intrinseci al sistema di cui parlo, come Francesco Pazienza e Flavio Carboni, «grembiulino» anch’egli oltre che sodale libertino (con qualche affare in comune di mezzo) del principe Carlo Caracciolo, cofondatore de «la Repubblica». Storia finita, si fa per dire, con quello che incredibilmente all’inizio fu archiviato dagli inquirenti come suicidio di Roberto Calvi, «autoimpiccatosi» sotto il Ponte dei Frati Neri, a Londra, nel giugno di quell’anno. Un pasticcione con risvolti tenebrosi che coinvolgeva nell’habitat italiano già marcio a sufficienza anche un boss del Vaticano come l’arcivescovo Paul Marcinkus… A oggi, dopo vari processi contradditori, la giustizia non ha individuato nessun colpevole, mutando solo in omaggio all’evidenza il suicidio in omicidio, senza un nome né per il sicario né per il mandante. A distanza di oltre un quarto di secolo non trovate qualche «affinità elettiva» tra quell’omicidio sul Tamigi, acclarato come tale ma ancora oscuro, e il «suicidio» nel 2013 di David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, subito archiviato così dalla procura? Era stranamente precipitato da una finestra mentre scoppiava lo scandalo della più antica banca italiana e del mondo. Qualcosa più di una banca, ahimè, che aveva distribuito denaro in gran quantità senza controlli né della Consob (altra Autorità, indipendente a parole, rientrante nella solita giostra) né della politica da cui dipendeva e che finanziava, con in testa da sempre il Pci e poi ex Pci fino a ieri. Un coacervo di interessi imprenditorial-finanziari di stampo prevalentemente massonico, dentro, fino al collo e anche oltre, al sistema avanzato di corruzione intrecciata che da qualche pagina vado cercando di mettere a fuoco, fotografando e zoomando la giungla dove il machete non basta, e ci vorrebbe forse il napalm. Ma l’opinione pubblica ha dimenticato o rimosso il caso Calvi e gli addetti ai lavori di qualunque settore di magistratura giornalistica non sembrano disperarsi per questo buco di verità. Che succederà per Rossi adesso, in un sistema ancora più marcio ma 2.0, con tutte le variabili di internet, e un filmato colmo di dubbi rispuntato tre anni dopo? Interessante, vero? Ma non è ancora più interessante se giustapposto come tessera alle altre in un mosaico terribile? Comunque, dall’epoca di Sindona & banditi a oggi è successo qualcosa di molto significativo, sia alla magistratura che al giornalismo. In peggio, rassicuratevi… E il Mowgli di mia competenza ha di che scuotere il capino. Nel ventennio, definito complessivamente berlusconiano anche con qualche intromissione prodiana oggettivamente «complementare» o «compromissoria» all’interno del sistema sempre più guasto, l’antinomia politica-giustizia è arrivata al suo diapason. Facendo credere a un popolino esterno a questo sistema, magari distratto e rassegnato nonché opportunisticamente tifoso di una delle due parti in un derby da toni grotteschi e cronache boccaccesche, che «questo» fosse il problema. Ossia un tycoon d’estrazione affaristico-mafiosa sceso in politica per salvare le sue aziende e poi funzionale a una parte dell’apparato, e una magistratura inquirente e giudicante che, soprattutto dopo la stagione di Mani pulite, aveva preso forza e qualche volta barlumi di autonomia. Di certo tale ventennio ha fornito alle due parti un alibi gigantesco, una specie di grattacielo modello Dubai: a Berlusconi è servito per fare la vittima di una giustizia «politicizzata» a sinistra (ovviamente solo quando gli dava torto), alla magistratura per far passare l’idea che essa fosse sotto attacco della politica, intesa complessivamente, in quanto accusata di tentare di sostituirla in qualche modo. Ci sono magari particelle di verità in tutto ciò. Ma è un fatto che il grattacielo/alibi ha creato le condizioni perché non si vedesse abbastanza chiaramente quanto fosse degradata la politica di ogni colore o sedicente schieramento, e soprattutto quanto fosse malata, come la sanità o la scuola, anche la giustizia italiana. Che purtroppo fa parte, o ne dà l’impressione quasi sempre confermata dai fatti, dello stesso sistema che dovrebbe combattere. Dipende dalla politica, direttamente per nomina o per vie traverse, a partire dal Consiglio superiore della magistratura, a scalare per tutto quello che la riguarda. Così che è da un pezzo acquisito come «normale» che tra magistratura e politica ci sia un’osmosi elettorale e istituzionale, con grave danno di immagine e sostanza, di fraintendimento e strumentalizzazione, per entrambe le classi duellanti. Che invece rispettando Montesquieu dovrebbero essere due poteri autonomi, il giudiziario e il legislativo. Nella stragrande maggioranza dei luoghi e dei livelli, poi, la giustizia penale, quella civile e amministrativa sono lizze sospette in cui la dizione «la legge è uguale per tutti» fa ormai sorridere, nel senso di piangere lacrime amare, senza alcuna uniformità né tantomeno certezza del diritto, il che nebulizza anche solo il più vago concetto di difesa della legalità, dove manca tutto: il rispetto tra le parti, il personale sufficiente nei tribunali, la fiducia che la legge sia uguale per tutti. Non lo è, e purtroppo ormai si sa. Ed è scesa come nel resto, nella sanità, nella scuola, nell’informazione, la qualità media dei magistrati, obnubilati dall’onnipotenza e garantiti dall’avanzamento di carriera non per merito bensì per anzianità. Quindi, a eccezione di pochi di loro, inquirenti e giudicanti, degni di stima e ammirazione, capaci di tenere separato il lavoro dalla loro idea politica o di società, quello della magistratura è un ambiente malsano come il sistema intricato nel quale in qualche modo è inserito. Ed è malato il rapporto del cittadino con la giustizia, anche senza ricordare la cronaca nera, che ci riserva frequentissime notizie sul coinvolgimento di magistrati in qualche scandalo. Nell’antinomia politica-giustizia sub specie berlusconiana naturalmente i media sono stati molto presenti, schierati a grandi linee con l’una o con l’altra. Ma anche in questa parte di magistratura giornalistica, compenetrazione di notizie e diffusione delle stesse, mentre i magistrati tendevano sempre più spesso alla visibilità, in oltre trent’anni, da Calvi in poi, è successo qualcosa. Intendo la concentrazione sempre maggiore delle testate di stampa, fino alle più recenti fusioni all’ombra del Caimano di sinistra, De Benedetti, omologo di Berlusconi ma autosistematosi dalla parte meno «sputtanata». All’apparenza. Non bastavano le tradizionali proprietà editoriali largamente maggioritarie nel mercato truccato – «impure» da sempre, cioè use ad acquisire e poi sfruttare i propri mezzi di comunicazione per favorire affari in altri settori di loro competenza, dall’edilizia alla farmaceutica a tutti i gangli industriali più delicati e importanti del Paese – benedette dalla politica. Con le ultime aggregazioni non si capisce bene quanto manchi a un unico, magari apparentemente frastagliato padrone, certo di garanzia per «la libertà di stampa»… Così che le organizzazioni criminali, la politica e il capitalismo di relazione, già ben cementati tra loro nell’impasto che ci sta finendo di schiantare in assenza assoluta di democrazia e trasparenza, possano anche contare sul compiacimento generico della magistratura e il consenso automatico di media che non chiamerei neppure di regime. Semplicemente, il piano su cui poggia la giungla, imbarazzante già prima per la latitanza della libertà di pensiero ed espressione, essendo inclinato, li fa rotolare sempre più velocemente. Nient’altro. A questo sta andando incontro zampettando mio nipote, ma anche i vostri, poiché i figli paiono già abbondantemente fottuti. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/morto-roma-oliviero-beha-aveva-68-anni-figlia-germana-147727.htm
  5. Guido Rossi non rischia nulla. Ci perde solo un po' di immagine se il suo lavoro viene smontato. Nessuno credo che gli chiederà mai i danni, e non ha l'età abbastanza bassa per poter sperare di vederlo in difficoltà in futuro. (86 anni) Guido Rossi è avvinghiato ai poteri forti di questo paese. Nessuno lo toccherà, nemmeno se cambiano alcuni equilibri.
  6. Devo fare i miei più sentiti complimenti ai moderatori del forum, che hanno deciso di lasciare questo topic aperto addirittura nel forum principale. E' un bel gesto. Davvero. Grazie. E' un grande segno di riconoscimento verso un Giornalista che ha fatto il suo lavoro onestamente e liberamente, e che pur essendo un tifoso viola ha saputo mantenere l'equilibrio necessario per capire, discutere e diffondere la verità sul calciopoli. E non solo, ne ha pagato anche le conseguenze di persona al TG3, da dove fu allontanato per ciò che di scomodo diceva. E vi dirò di più, ha partecipato con delle riflessioni interessantissime al film su calciopoli - Nel Paese di Giralaruota - (a chi interessa saperne di più, o ne vuole una copia, o che ne so... contatti il regista Stefano Grossi attraverso Facebook). E ha anche dato la sua disponibilità, previa conoscenza della data e della location, e compatibilmente ai suoi impegni già presi in precedenza, a partecipare ai dibattiti ad eventuali proiezioni in giro per l'Italia del film. Gli interessava molto che la nostra verità fosse diffusa. Aveva un forte senso civico, per lui non era tanto una questione di calcio. La pensava quindi proprio come me (io però sono molto di parte, e quindi qualche limite mio probabilmente ce l'ho). PS L'ho conosciuto una volta ad un convegno (il tema non lo ricordo più), che fu palesemente boicottato sul più bello da una università (che spostò all'improvviso aula, data, ecc, per creare un bel po' di confusione). Infatti alla fine dei vari pasticci gli spettatori erano tre in tutto. Io e altre due persone. Disse le cose che doveva dire, e fece quello che doveva fare, senza nessun tipo di snobismo da numero di presenze. 3-30-300-3000 per lui era uguale. Rispose alle nostre domande, fu gentile e disponibilissimo, senza fretta da cena o treno improvviso. Ne conserverò sempre un bel ricordo. Era una persona seria, da quello che ho potuto vedere. E' davvero un brutta notizia per noi questa. Se mai un giorno, appena sbarcati gli alieni sulla terra, dovessimo avere giustizia, dovremo avere la forza di ricordarci di lui, come dell'utente BASILEA84, o di tutti quegli utenti che magari stanno benissimo ma hanno abbandonato il web gobbo per resa e stanchezza. Hanno combattuto con noi mille battaglie, e quel po' di verità che si è riusciti a diffondere, è anche grazie a loro. Oliviero, lo so, non era un'utente, ma era uno di noi. Senza saperlo, non nella forma, ma nella sostanza, era uno di noi. Grazie Oli, davvero grazie di tutto. RIP
  7. Se ti mancava, allora mi sa che ti sei perso alcune perle di Christian Rocca degli anni d'oro. Il Copyright è suo. Anni d'oro nel senso che dall'arrivo di Agnelli in poi si è accontentato della gestione attuale (e meritatamente vincente), e di Juve non ha scritto quasi più nulla. Ma negli anni d'oro era davvero un piacere leggerlo. Una grande perdita per le nostre battaglie.
  8. Ovvio che in caso di ribaltamenti sarebbe una roba devastante per la federazione. E anche l'immagine di Drive Reds ne verrebbe fuori devastata.
  9. Per conto mio, fino a quando non mi restituiscono scudetti e dignità, chiunque si sieda in società non lo cago granché. Ma, detto questo, riconosco con obbiettività tutto il buon lavoro svolto finora. E dirò di più, secondo me sono perfettamente consci del fatto che quest'anno hanno fatto un mercato non perfetto, e che il sacrificio di tutti e una panchina lunga, stanno portando grandi risultati, e sono già operativi per continuare a migliorare questa squadra. Qualcuno partirà, qualcuno arriverà, ma sarà tutto fatto in funzione non di tenere botta rispetto ad un'eventuale calo di molti dovuto all'età ecc, ma in funzione di rendere questa squadra ancora più forte e di offrire ad Allegri nuove possibilità tecnico tattiche, e ovviamente di far rifiatare i più stanchi o i vecchietti terribili che abbiamo. Questa dovrebbe teoricamente, vista l'età di molti, essere la fine di un ciclo, e invece non lo sarà. Hanno già cominciato da almeno un anno, in modo che sembra quasi camuffato, ad aprirne uno nuovo contemporaneamente alla fine del vecchio. Rimarremo grossomodo sugli stessi livelli anche nei prossimi anni. Vedrete.
  10. Vedo poco interesse cmq... Brutta storia... Ultima uppata pre partita. Scaricate gente, scaricate.
  11. "Juve, Cardiff ti aspetta! "
  12. Che è esattamente, quasi parola per parola, quello che ho detto io un po' di pagine fa. Ok. Sono quasi pronto per fare l'allenatore. Che figo....
  13. Massima concentrazione e attenzione. Loro non hanno più nulla da perdere, quindi è molto probabile che spingeranno. Ci saranno degli ottimi spazi per i nostri attaccanti, penso. Sarà meglio sfruttarli bene.
  14. Quanto mi scoccia pagare il canone... E' una truffa legalizzata.
  15. AGGIORNATO IL PRIMO POST, MA FACCIO CHE METTERE IL LINK ANCHE QUI. - 09-05-2017 - Juventus-Monaco https://www.file-pdf.it/2017/05/08/juvetoro-n-22-anno-vi-bassa-ok/
  16. LE GRANDI MANOVRE DI LOTITO: USCITO DALLA PORTA DI SERVIZIO, IL LAZIALE PROVA A RIENTRARE IN FIGC DALLA FINESTRA: SE DIVENTA PRESIDENTE DELLA LEGA B (E' PROPRIETARIO ANCHE DELLA SALERNITANA), SI RIPRENDE IL POSTO IN CONSIGLIO FEDERALE - LE CARRIERE DEI 5 "SAGGI" CHE HANNO ESPRESSO PARERE FAVOREVOLE ALLO SCUDETTO 1915 DELLA LAZIO http://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/grandi-manovre-lotito-uscito-porta-servizio-laziale-147313.htm
  17. E' grossomodo quello che pensiamo tutti. In qualche modo si utilizzerà il 6. al posto della G. Poi può essere che la parola non sia proprio quella, ma sarà su quel binario lì. Se invece vorranno usare il 6 come "sei... leggenda" o che ne so, ce ne faremo una ragione. Ma ne dubito. Io c'avrei un'idea bella che per una maglia sarebbe... Vabbè, niente. Lasciamo fare a loro. Immagino che sia da almeno un anno che ci pensano in sede.
  18. CRAZEOLOGY

    15 anni fa....

    Io ho cominciato e crederci, tra i miei amici increduli, a tre giornate dalla fine. La Juve aveva tre partite accessibili, mentre l'Inter secondo me avrebbe perso qualche punto. Gli amici mi dicevano, "mannò, dietro a noi c'è la Roma, è un casino..." E io dicevo: "La Roma non conta, è dietro di noi, ma noi dobbiamo vincerle tutte e tre. Punto. " Poi le cose presero una strana piega, perché l'Inter non perdeva punti, e io all'ultima giornata, (saputo anche tutto il clima che ruotava attorno alla partita, e il risultato parziale iniziale), non ci speravo più. L'Inter avrebbe vinto. E poi, invece, la storia cambiò all'improvviso. Spettacolare.... Che roba....
×
×
  • Crea Nuovo...