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CRAZEOLOGY

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  1. 14 MAR 2015 15:36 IL SALOTTO IN SOFFITTA - L'ULTIMA PARTITA DI MEDIOBANCA NELL'EX SALOTTO BUONO È IL VERTICE RCS. MA SE NAGEL NON TROVA UNA LISTA CONDIVISA, VINCERÀ LA LINEA ELKANN (CON DELLA VALLE-CAIRO IN MINORANZA) Nagel cerca di convincere gli azionisti contrari, da Tronchetti a Bazoli, da Cairo a Della Valle, a trovare un accordo sull'ad, piazzando Maurizio Costa alla presidenza - Se Mediobanca non voterà in assemblea, il peso di Fiat più gli americani di Invesco porterà alla conferma di Scott Jovane... Giovanni Pons per "la Repubblica" È probabilmente l’ultima grande trattativa tra poteri forti, quella che si sta consumando sul rinnovo del cda di Rcs Mediagroup. E come nella migliore tradizione degli ex salotti buoni, gli ingredienti ci sono tutti. Al centro, come sempre, c’è Mediobanca, che l’ad Alberto Nagel sta faticosamente traghettando al di fuori del mondo delle partecipazioni incrociate, causa di tante battaglie e tante perdite procurate nel decennio passato. Nagel non vuole essere l’ago della bilancia della partita in corso, il 6,2% di Mediobanca si presenterà e voterà in assemblea solo se vi sarà una lista di nomi di qualità, condivisa e unitaria. Altrimenti resterà alla finestra in attesa di dismettere la partecipazione quando i prezzi saranno favorevoli. Ma per arrivare al risultato condiviso, a parole auspicato da tutti, bisogna sudare non poco poiché occorre mettere d’accordo due personaggi taglienti come John Elkann, presidente della Fiat, e Diego Della Valle, che in un passato non lontano hanno riempito le cronache a suon di invettive incrociate. Nagel ci sta provando, da buon banchiere che non vuole perdere clienti importanti, anche se il risultato tarda ad arrivare. C’è tempo ancora una settimana per tirare le fila e un timido tentativo di convergenza è stato provato sul nome di Maurizio Costa alla futura presidenza Rcs. Costa è presente nel cda Mediobanca in quota Fininvest ed è una persona stimata da Della Valle che alle persone a lui vicine ripete di non avere preclusioni per una lista di gente preparata, dal curriculum impeccabile e in grado di gestire bene l’azienda. Ma il nodo verrà presto al pettine, quando si arriverà a parlare del futuro amministratore delegato Rcs: per Torino si dovrebbe sicuramente confermare Pietro Scott Jovane, che sta portando la casa editrice fuori dalle secche in cui era finita in seguito alla disastrosa operazione Recoletos. La posizione della Fiat, però, pare al momento condivisa soltanto dal presidente di Mediobanca, Renato Pagliaro. Gli altri azionisti di peso, da Marco Tronchetti Provera a Giovanni Bazoli, da Paolo Rotelli a Urbano Cairo, fino allo stesso Della Valle, ritengono fallimentare la gestione Jovane e vorrebbero una sterzata forte sulla posizione di comando. Riuscirà Nagel a far digerire il nome di Jovane a questa platea così variegata? Ci sta provando ma non può nascondersi che anche i due vicepresidenti di Unicredit (primo azionista di Mediobanca), Fabrizio Palenzona e Luca di Montezemolo sono, per ragioni diverse, schierati un cambio di gestione. Tutto ciò prima di aver cominciato a parlare del nuovo direttore del Corriere della Sera . Cosa succederà se il “lodo Nagel” non andasse in porto? Elkann ostenta sicurezza poichè può contare almeno sul 26% del capitale, composto dal 18% della Fiat (arrotondato con azioni acquistate dalla famiglia Pesenti) e da un 8% che il fondo americano Invesco sarebbe disposto a schierare grazie ai buoni uffici di Sergio Marchionne. Se Mediobanca, in assenza di lista condivisa, non si presentasse in assemblea, nessuno avrebbe la forza di opporsi all’asse Fiat-Invesco. A quel punto potrebbe scattare un’alleanza Della Valle-Cairo per una lista di minoranza in grado di portare in consiglio tre consiglieri su nove. Ma nessuna delle due liste potrebbe contare su Intesa Sanpaolo, pronta a vendere le sue azioni e restare solo creditrice. Ovvio concludere che la situazione è ancora molto fluida: l’unica cosa certa è che la Mondadori sta per avviare la due diligence per l’acquisto di Rcs Libri. Un’operazione non condivisa da tutti gli azionisti e che sta creando polemiche anche in ambito politico. «Della fusione tra Rcs e Mondadori si occuperà l’Antitrust - ha dichiarato ieri il ministro della Cultura Dario Franceschini a Libri come- . Un unico editore controllerebbe il 40% del mercato, una fetta che può far gola ad acquirenti stranieri », ha aggiunto stimolato dagli interventi di Sandro Ferri di E/O, Elido Fazi, Antonio Sellerio, Stefano Mauri (Gems). http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/salotto-soffitta-ultima-partita-mediobanca-nell-ex-salotto-96459.htm
  2. Nemici amici Juventus e Roma hanno disdetto il contratto con Infront per i diritti d'archivio. La prima mossa di una battaglia politica? 13 MARZO 2015 - FULVIO PAGLIALUNGA Quando nel calcio irrompe Infront, qualunque sia la notizia, non è sufficiente leggerla. Va interpretata, compresa, resa circolare e senza angoli nascosti. In sintesi, non è mai solo la notizia. Per questo, quello che è successo negli ultimi giorni non sembra banale: Juventus e Roma hanno disdetto il contratto con Infront per i diritti d’archivio (valeva fino al 2018), e quel che sembra un semplice ragionamento economico appare in realtà come una mossa che apre una battaglia politica all’interno della Lega e della FIGC. Intorno ai diritti tv, e a quei soldi su cui le società fanno affidamento a volte come unica fonte certa di ricavi, si sta giocando una partita delicata, che è solo agli inizi. Cosa sono i diritti d’archivio Prima di andare avanti, bisogna capire cosa sono i diritti d’archivio e perché c’entrava Infront: sono le immagini che hanno otto giorni di vita, quindi non più considerate cronaca in senso stretto. A ritroso, fino al 1954. Più pomposamente l’archivio viene definito in molti casi “library” e rappresenta una parte di immagini che le società possono gestire individualmente perché non rientra nell’accordo per la vendita centralizzata dei diritti tv. È uno stratagemma della legge Melandri che vale come una sorta di risarcimento per le grandi società, che con la contrattazione collettiva hanno perso qualcosa sui diritti tv. Vendi l’archivio e recuperi denaro, perché se sei un club importante vale di più. Ogni società li gestisce da sé e anche in questo caso (e qui il problema dell’assenza di un management capace di trattare argomenti ormai fondamentali per i club si manifesta, ma è un’altra storia) quasi tutte avevano affidato il compito a un advisor. Infront, naturalmente. Che aveva in pugno questo asset per diciannove società di Serie A su venti, Sassuolo a parte. Ora Juve e Roma vanno verso Sky (anche se mancano conferme), senza advisor (come ad esempio hanno tenuto a precisare i giallorossi). La partita però è politica. Proviamo a spiegarla in cinque punti. 1. Togliere risorse a Infront Abbiamo detto cosa sono, ora vediamo quanto valgono i diritti d’archivio. Ad esempio per la Juventus basta dare uno sguardo al resoconto intermedio di gestione al 30 settembre scorso: 9,96 milioni di euro (alla pari o quasi ci sarebbero Inter e Milan). Per la Roma il valore si aggira intorno ai 4 milioni (contratto di sei anni per 23,9 milioni più iva) per «la digitalizzazione dell’archivio dell’AS Roma dal 1954; la commercializzazione dell’Archivio in tutto il mondo; la produzione audiovisiva delle partite casalinghe della squadra (Serie A e Coppa Italia); la fornitura di immagini degli allenamenti della squadra o, in alternativa, la concessione dei relativi diritti di accesso, riprese e diffusione». Certo, non è la mancanza di queste risorse (che non sarebbero direttamente di Infront, ma che chi gestisce come intermediario può ovviamente far fruttare anche nel suo interesse) che potrà indebolire economicamente un colosso appena venduto ai cinesi di Dalian Wanda per un miliardo di euro, ma è comunque una minaccia. È una mossa in cui Sky (approdo non dichiarato delle due società) ha una parte in commedia, certificata dalla risposta fatta trapelare all’Ansa dopo che la notizia della rottura del contratto era venuta fuori: «Negano—scrive l’Ansa—che siano già stati stipulati accordi ma confermano “l’ovvio interesse” per i diritti d’archivio di squadre come Juventus e Roma. Interesse che, spiegano fonti di Sky, “vale anche per club come il Napoli”, legato contrattualmente a Infront». Sky, cioè, si dice pronta: ha preso due colossi, ne accarezza un terzo (nonostante le recenti schermaglie, che però c’erano state anche con Infront per la gara di Coppa Italia con l’Inter). Entra in campo un competitor, almeno per un asset solo, ma l’unico possibile in questo momento. E Infront non se l’aspettava. 2. Togliere forza alla comunicazione di Infront Con l’elezione di Tavecchio è diventato chiaro il ruolo potente di Infront: sono state le squadre in affari con il colosso svizzero ad aver deciso il posizionamento di Beretta in Lega di A e del nuovo presidente della FIGC. A quel punto Infront è venuto allo scoperto. A quel punto Bogarelli, l’uomo di Infront Italy, ha deciso di esporsi e iniziare a venire allo scoperto, giocando la sua partita anche dal punto di vista comunicativo. Un modo per evitare di essere schiacciato dal sospetto di essere il grande padrone del pallone: ponendosi come un partner e basta, uno che ha interesse a far fare soldi ai club e al calcio italiano per fare business a sua volta. L’intervista più significativa, per le domande sottoposte, per i messaggi lanciati, e anche perché esclusiva, l’ha fatta Marco Iaria sulla giornalaccio rosa dello Sport. Qui Bogarelli lancia un messaggio: «Con la Juve abbiamo un contratto per la library». Sembra una cosa raccontata mentre si sta spiegando il proprio mestiere, ma prima Bogarelli dice che «questo è business, non me ne frega niente della politica sportiva» e gli viene obiettato che non si può certo dire che tutte le società sotto contratto siano funzionali al business. E lui tira fuori la Juventus, che è invece una mossa politica, perché la Juve, appunto, è all’opposizione del fronte-Infront in Lega e FIGC. Nei giorni scorsi, poi, Bogarelli è stato a Trigoria per parlare con i plenipotenziari della Roma: Zanzi e Baldissoni. Frasi e mosse per mettere tutti dentro. Cioè: Juve e Roma sono all’opposizione? No, la Juve ha un accordo con noi e sono pure stato a Trigoria. 3. È più di un contratto rescisso Fa rumore in questa operazione il fatto che non si stia parlando di un contratto scaduto e non rinnovato, quindi con libertà di affidarsi ad altri per l’uso dei diritti d’archivio. Si parla di una rescissione di un contratto che sarebbe durato ancora tre anni. E fatta in contemporanea da Juve e Roma è a sua volta una contromossa politica: le due società vanno alla prova di forza, cercano la rottura evidente. E infatti hanno creato la notizia da una mossa che poteva sembrare semplice e che così non lo è. La Juve aveva firmato il contratto nel 2012 (dopo l’elezione di Beretta, ma in un periodo di relativa pace con il gruppo di Philippe Blatter, visto che nel 2013 Agnelli fu protagonista nella task force per i diritti tv, assegnati a Infront) con «ricavi addizionali netti per circa 4,5 milioni all’anno» e la Roma con Infront aveva anche un contratto da seicentomila euro all’anno con l’impegno delle parti (spiegato nel prospetto informativo depositato alla Consob a giugno) a «rinegoziare in buona fede il contenuto e il corrispettivo del Media Package ove AS Roma dovesse diventare proprietario di, o la Prima Squadra dovesse iniziare a giocare le proprie partite casalinghe in, un nuovo stadio inclusivo di una nuova area ospitalità». Peraltro la Roma poteva rescindere il contratto al termine di questa stagione (come sarà), altrimenti non avrebbe più avuto la possibilità. Perché Juve e Roma lo fanno ora e in modo tanto eclatante? Per far arrivare il messaggio, creare brecce improvvise nel quasi monopolio di Infront, che gestisce i diritti tv della Lega di Serie A, è advisor della Lega e anche della FIGC, ha contratti di marketing e sponsorship con dieci club di A e i diritti d’archivio di diciassette società su venti. Il colosso abbandonato da due grandi, nello stesso momento: peraltro, la prima e la seconda del campionato, quelle dunque con la maggiore visibilità internazionale. 4. Si ufficializza l’opposizione Juve e Roma non sono nel gruppo di potere del calcio italiano. Non volevano Beretta nel 2012 e nemmeno Tavecchio nel 2014. Hanno Lotito, uomo ombra di tutte le operazioni che fanno capo a Infront, come avversario dichiarato, al punto di essere quelle che contro il patron della Lazio hanno avuto le parole più forti, dopo ormai la celebre telefonata a Iodice dell’Ischia. Marotta aveva invocato l’intervento del governo e Pallotta lo aveva declassato da dirigente federale a “individuo”, attribuendogli anche colpe per la crescita troppo lenta del calcio italiano. Sono insomma due grossi granelli di sabbia che cercano di inserirsi nell’ingranaggio per far saltare tutto. Quando accadrà? La deadline è il 2018, ma occorre muoversi con anticipo per creare una fazione solida: se subito dopo sono state messe tra le probabili “seguaci” della mossa di Roma e Juve squadre come Fiorentina (pure nel fronte minoritario) e Napoli (che insieme alla Juve è tra le società che non fanno gestire la produzione delle immagini televisive girate nello stadio, e che pur avendo sempre votato con la maggioranza non è nel portafoglio clienti di Infront) indica in qualche modo la strategia. Muovere le più grosse, per poi trascinarsi le altre. Con il tempo, tirare ad esempio dentro la Sampdoria, altro club dato per pronto a togliere i diritti d’archivio a Infront, che non ha una linea precisa, perché in Lega nel 2012 aveva votato contro (ma c’era Garrone), in FIGC (con Ferrero) a favore, ma inizialmente era firmataria dell’appello a fare un passo indietro indirizzato a Tavecchio. Da qui al 2018 c’è il tempo per aprire altre brecce e capire chi sta con chi. 5. La battaglia sui diritti tv e sulla FIGC Cosa accade nel 2018? Scade la prima parte del contratto di Infront come advisor della Lega per la vendita dei diritti tv. O meglio: l’azienda svizzero-cinese ha un accordo per la commercializzazione dei diritti per il triennio 2015-2018 con un minimo garantito annuo a favore della Lega Calcio di 980 milioni di euro, rinnovabile automaticamente fino al 2021 nel caso in cui l’incasso nei primi tre anni sia superiore a 1,04 miliardi di euro all’anno. Ma è una data in cui andranno rivisti i conti e arrivarci con uno schieramento forte potrebbe essere uno degli obiettivi, dando anche il tempo a eventuali competitor di crescere o attrezzarsi. E poi scade l’ultimo degli accordi che Infront ha sottoscritto con il calcio italiano: quello come advisor commerciale della FIGC, firmato a novembre, apparso come il passo finale della strategia politica di Bogarelli e i suoi. Il resto è tutto da valutare (anche l’accordo da ottanta milioni in quattro anni tra Inter e Infront, quello che ha spinto i nerazzurri a passare dall’opposizione in Lega alla maggioranza in FIGC, scade nel 2018), ma intanto togliere pezzi e riequilibrare il potere è quello che cercano Juve e Roma. Proprio Andrea Agnelli lo ha detto senza giri di parole, in una lunga intervista al settimanale tedesco Die Zeit: «Abbiamo bisogno di persone che vogliano realizzare progetti a lungo termine. In James Pallotta, il presidente della Roma, abbiamo trovato un alleato. La sua squadra è nostra rivale nella lotta allo scudetto, ma Palotta e noi abbiamo una filosofia molto simile su come gestire un importante club europeo». Primo: le alleanze e un progetto a lungo termine. Secondo: l’avversario. Eccolo: «C’è una situazione poco trasparente, come ad esempio nel caso dei diritti tv. Di essi e del marketing della Serie A, si occupa Infront, azienda attiva nello sport marketing. Allo stesso tempo Infront si occupa anche dei diritti e del marketing di alcuni club di Serie A e della Nazionale. Questo porta inevitabilmente ad un conflitto di interesse». Non è solo la rescissione di un contratto. Siamo alla prima mossa forte di una battaglia all’inizio. Forse. http://www.ultimouomo.com/nemici-amici/
  3. 11 MAR 2015 13:02 LAPO, "BICIO" E COCA - IL PAPARAZZO FINITO IN GALERA PER L'ESTORSIONE AL GIOVANE ELKANN: "IO LO DISTRUGGO NEL MONDO. QUEL VIDEO VALE UN MILIONE". MA IL FILMATO CON LAPO STRAFATTO E MEZZO NUDO GLI È VALSO SOLO LA GALERA I due fratelli che trovarono Lapo in difficoltà e lo filmarono avevano coinvolto Fabrizio "Bicio" Pensa per avere di più. Ma partito da 350 mila, siccome la trattativa non decollava (Elkann aveva presentato denuncia), aveva ripiegato su 90 mila. Fino quasi a elemosinare. "Senti... prendiamo ’sti soldi... se me li vuoi dare... io spero che me li dai"... Michele Focarete e Andrea Galli per il “Corriere della Sera” «Io lo distruggo nel mondo... tu non hai capito, io non sono Fabrizio... questa finisce male». A questo giro è finita male per lui, il «Bicio», nomignolo di Fabrizio Pensa, 42 anni, già primo collaboratore dell’altro Fabrizio del gossip (Corona), una vita a campare sulle cadute altrui, come amava bullarsi con gli amici: «Quando i famosi escono dalle discoteche, sono talmente ubriachi che non si accorgono che gli sono accanto e li fotografo». I carabinieri l’hanno arrestato per l’estorsione ai danni di Lapo Elkann, protagonista di video compromettenti dopo una stramba giornata milanese di periferia, in stato confusionale, raccolto per strada da due camerieri che l’avevano portato a casa e filmato, che avevano steso su un tavolino della cocaina e avevano filmato di nuovo, il corpo mezzo nudo e il corpo avvolto in coperte e tute, corse notturne di taxi, vie di palazzi popolari. I due balordi, per «cancellare» le immagini, avevano chiesto e ottenuto 30 mila euro. Poi, introdotto da conoscenti comuni, ecco il «Bicio». Il gran burattinaio. Eccitato dalla preda e dal bottino, aveva alzato il prezzo del riscatto (350 mila euro) e progettato il piano B (vendere il «servizio» al direttore di «Chi» Signorini). Dall’entourage del «Bicio» dicono che il vero «Bicio» è un altro, per esempio quello che aveva inseguito uno scippatore, l’aveva bloccato e consegnato alle forze dell’ordine, quello che si era rimesso a lavorare onestamente come freelance per un’agenzia fotografica, quello innamorato perso della figlioletta nella casa popolare sui Navigli. Dopodiché di Pensa, leggendo le intercettazioni dell’inchiesta guidata dal tenente colonnello Alessio Carparelli e coordinata dal procuratore aggiunto Alberto Nobili e dal pm Giancarla Serafini, al di là delle promesse di violenze («Io lo distruggo nel mondo...», riferito a Elkann), dopodiché di Pensa rimane il suo catalogo di insegnamenti: «Questi ragazzi non sono dei farabutti che stanno cercando di fare un’estorsione. Sono persone che si sono sentite prese in giro. Hanno preteso pochi soldi, il materiale vale più di un milione». Adesso al «Bicio», rinchiuso ai domiciliari, mancherà il bar-tabacchi di piazzale Loreto, che frequentava per aperitivi con anonimi personaggi noti, un Costantino Vitagliano, un Daniele Interrante, gente del giro di Lele Mora. Gli piace fare il leader, il capogruppo. Pensa invitava i complici all’arte dell’attesa, senza giri di parole: «Così non andiamo proprio, dobbiamo aspettare, sennò andiamo a finire tutti nella m... e non prendiamo un c..., stai realmente partendo con l’embolo, tu». Ma sempre si riallineava con la sua squadra, il «Bicio», che in testa aveva soltanto il denaro da guadagnare e i guai da evitare: «Ho vissuto l’esperienza e ti dico che il mio timore è per me, per la vostra famiglia... questa gente ha il potere Enrico!». Enrico, già arrestato, è uno dei Bellavista, quelli che raccolsero Lapo in stato confusionale; i carabinieri hanno ammanettato il fratello Giovanni e denunciato il papà. Una famiglia intera aveva sognato il gran colpo. Avevano visto Lapo in difficoltà e si erano ingolositi, convinti che il «Bicio» fosse il gancio giusto. Non avevano fatto i conti col tempo che passa. Anche per Pensa, l’«altro» Fabrizio. Partito da 350 mila, siccome la «trattativa» non decollava (Elkann aveva presentato denuncia), il «Bicio» aveva ripiegato su 90 mila euro di riscatto. Da gran burattinaio s’era ridotto a comprimario. Fino quasi a elemosinare. «Senti... prendiamo ’sti soldi... se me li vuoi dare... io spero che me li dai». http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/lapo-bicio-coca-paparazzo-finito-galera-estorsione-96227.htm ------------------------------------------------------ 12 MAR 2015 15:54 IL SEGRETO PER RESTARE JOVANE - IL CAPO DI RCS SPINGE SULLA CESSIONE DEI LIBRI: "LA REDDITIVITÀ SAREBBE OTTIMA". I SOCI FINGONO DI FRIGNARE, MA È L'UNICO MODO PER EVITARE IL DEFAULT SUI DEBITI E L'AUMENTO DI CAPITALE (CHE NESSUNO VUOLE FARE) I conti presentati ieri sono in chiaroscuro: migliori di quelli del 2013 ma peggiori delle aspettative. I debiti crescono da 473 a 482 milioni, se non saranno abbattuti, a settembre gli azionisti saranno obbligati a iniettare altri 200 milioni di capitale - Le liste per il cda vanno presentate entro il 29 marzo... Marcello Zacché per “il Giornale” Chi ha ragione: il presidente di Fca John Elkann quando dice che l'ad Pietro Scott Jovane ha risanato la Rcs? O l'editore e socio Urbano Cairo, che ritiene fallimentare la sua gestione in questo triennio? Ieri sono arrivati i numeri del bilancio 2014, molto attesi perché sono gli ultimi prima del rinnovo del cda del gruppo. E dunque decisivi per la conferma o meno di Jovane. Ma anche per il consolidamento o meno di Fca come dominus dell'editrice del Corriere della Sera, anche al di là della quota del 16,7% che ne fa il primo azionista. Ebbene i conti 2014 appaiono tipici di un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Per Jovane rappresentano un passo avanti perché ben migliori del 2013. Ma chi non crede in lui, può sottolineare come alcuni numeri siano peggiori del previsto e dei piani dello stesso Jovane. I ricavi sono calati del 2,6%, ma solo per effetto delle cessioni; le perdite sono rimaste elevate, a 110,8 milioni, benché dimezzate sui 218 del 2013. Ma il focus è tutto sul margine operativo lordo, il cosiddetto ebitda, preso al netto di oneri e proventi straordinari: 70 milioni nel 2014, contro i 27 del 2013. Quindi molto migliori. Ma 20 milioni di meno rispetto ai 90 previsti dall'originale piano industriale del 2012 e 10 circa in meno rispetto alle attese di qualche analista. Che, per questo, mette ora in dubbio l'obiettivo ribadito da Jovane di arrivare a 150 milioni nel 2015. Per quanto riguarda i debiti, essi si sono fermati a 482 milioni contro i 473 dell'anno scorso, ma meglio degli analisti che se li aspettavano sopra quota 500. Comunque l'indebitamento resta elevato e in grado di mettere a rischio le garanzie bancarie e gli impegni che fanno scattare, già da settembre, l'aumento di capitale da 200 milioni che nessuno dei grandi soci ha voglia di fare. Per questo la cessione di Rcs libri, al di là degli accordi tra azionisti in vista del prossimo cda, sembra sempre più sicura: con queste cessioni il rapporto ebitda/debito e gli importi previsti per le cessioni rientreranno senz'altro nei parametri che fanno evitare sia il default, sia la ricapitalizzazione. E non è forse un caso che, sempre secondo gli analisti sentiti dal Giornale, la redditività dei libri del 2014 risulti proprio bassina: 4% contro il 12% dei media Italia o l'8% dei media Spagna. Come a dire che con la cessione dei libri il gruppo non farebbe che migliorare la propria marginalità. Questo è senz'altro lo Jovane-pensiero. Messo nero su bianco, dopo il cda di ieri là dove si è sottolineato che lo sviluppo dei «due core business», identificati nel «settore News» e nel «settore Sport» punta a «un diverso mix di ricavi» per arrivare a una «profittabilità in linea con quella dei migliori operatori internazionali del settore (oggi al 15%)». In altri termini, una spinta forte sui due mondi del «Corriere» e della «giornalaccio rosa». Ora la parola passa ai grandi soci per il rush finale: le liste del cda vanno presentate entro il 29 marzo. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/segreto-restare-jovane-capo-rcs-spinge-cessione-96329.htm ------------------------------------------------------ 12 MAR 2015 17:30 C’ERAVAMO TANTO ODIATI – LA GUERRA IN RCS AI DETESTATI TORINESI RICOMPATTA DELLA VALLE E BAZOLI, CHE SI SONO INCONTRATI PER UNIRE LE FORZE CONTRO ELKANN – PER LA DIREZIONE DEL “CORRIERE”, “O SPUNTA UN FUORICLASSE O TANTO VALE TENERSI DE BORTOLI” I due ex duellanti hanno concordato di rivedersi nelle prossime settimane, ma intanto va registrata la strepitosa battuta di Della Valle al vecchio banchiere: “Vede, anche io sono odiato da Marchionne, ma mai quanto Marchionne odia gli Agnelli”... Dagonews "Se Giovanni Bazoli avesse un briciolo di dignità, dovrebbe chiedere scusa agli italiani e dimettersi immediatamente da ogni incarico pubblico". Così parlò Diego Della Valle il 21 giugno scorso, riferendosi all’inchiesta giudiziaria su Ubi Banca nella quale il presidente di Intesa è indagato. Due giorni dopo l’ottantaduenne Abramo annunciò che l’avrebbe trascinato in tribunale perché “da troppo tempo si rivolge con ingiurie”. Per esattezza, dai tempi di Cesare Geronzi e dei “due arzilli vecchietti” che il patron della Tod’s voleva mandare ai giardinetti. Ma il tempo passa e le ingiurie anche. E i comuni nemici aiutano a dimenticare gli sgarbi reciproci. Così nei giorni scorsi c’è stato un incontro tra Della Valle e Bazoli per parlare di Rcs e di come compattare un fronte che resista all’avanzata di John Elkann e della Fiat. Un incontro al quale hanno lavorato, nelle vesti di accorti mediatori, l’ad di Intesa Carlo Messina e Marco Tronchetti Provera, che con Pirelli controlla il 5% di via Solferino. Sulla scelta del prossimo direttore del “Corriere della Sera”, lo Scarparo e Nonno Abramo hanno concordato che o si trova un autentico fuoriclasse oppure tanto vale tenersi l’affidabilissimo (per loro) Ferruccio De Bortoli. E par di capire che per loro Mario Calabresi non figuri alla voce “fenomeni”. I due ex duellanti hanno concordato di rivedersi nelle prossime settimane, ma intanto va registrata la strepitosa battuta di Della Valle al vecchio banchiere: “Vede, anche io sono odiato da Marchionne, ma mai quanto Marchionne odia gli Agnelli”. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/eravamo-tanto-odiati-guerra-rcs-detestati-torinesi-ricompatta-96349.htm
  4. 9 MAR 2015 11:20 MARPIONI E MARPIONNE - "LA FERRARI CONTINUERÀ A PAGARE LE TASSE IN ITALIA". IL TRIBUTARISTA DI TANNO: "NON CREDO PROPRIO. SE TRASFERISCE LA SOCIETÀ IN OLANDA, È PER SFRUTTARE IL PARADISO FISCALE DELLE ANTILLE" Il boss della Ferrari ha detto che "può essere" che la società avrà sede fiscale in Olanda. "Dove probabilmente andranno marchi e brevetti", dice Di Tanno. "Lì il fisco prevede delle scappatoie grazie agli accordi con le Antille olandesi". E il marchio (che vale 4 miliardi) è stato già scorporato... - 1. FERRARI: MARCHIONNE, CONTINUERÀ PAGARE TASSE IN ITALIA ANSA del 3 marzo 2015 "La Ferrari continuerà a fare tutte le sue vetture in Italia, a fare profitti e a pagare le tasse in Italia". Così il presidente del Cavallino Sergio Marchionne al Salone dell'Auto di Ginevra. "Cerchiamo di non confondere - aggiunge - l'azienda che poi viene quotata e le azioni che vengono scambiate sul mercato con la sede dell'azienda". "La Ferrari - ribadisce - continuerà a fare tutte le sue vetture in Italia, a fare profitti e a pagare tasse in Italia. Poi può darsi che ci sarà una società non operativa, che sta sopra la Ferrari, e che raggruppa le attività per dare possibilità all'azienda di essere quotata. Ma la Ferrari è e resterà italiana". "Può essere" che la Ferrari avrà una sede legale in Olanda, come già per Fca, "ma è un'azienda che è e resterà italiana" ha assicurato Marchionne. 2. “SE LA FERRARI VA IN OLANDA È PER PAGARE MENO TASSE” - IL TRIBUTARISTA DI TANNO: «IL VOTO MAGGIORATO? UNA SCUSA. È PROBABILE CHE TRASFERISCANO I MARCHI» Intervista a Tommaso Di Tanno di Fabrizio Patti per www.linkiesta.it Se sarà creata una holding in Olanda per la Ferrari, non sarà semplicemente perché i Paesi Bassi hanno una burocrazia efficiente. Né per permettere alla Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, di avvalersi del voto maggiorato. Se spostamento ci sarà – e per Sergio Marchionne, Ceo di Fca, “può essere”, come ha detto ai cronisti al Salone di Ginevra – sarà per il motivo più semplice: pagare meno tasse. Ne è convinto Tommaso Di Tanno, socio fondatore dello Studio legale e tributario Di Tanno e associati, uno dei tributaristi più noti d’Italia. È vero che “Fiat continuerà a pagare le tasse in Italia”, come ha detto Marchionne, ma è ipotizzabile che in Italia rimangano quelle legate alla produzione, non quelle legate alle attività immateriali, come i marchi e i brevetti. Sarebbe, d’altra parte, in buona compagnia, dato che le maggiori multinazionali mondiali fanno ricorso alle scappatoie che (finora) il fisco olandese prevede, grazie agli accordi stretti con il fisco delle Antille. Cominciamo dalla questione più semplice: se Ferrari sposta solo la sede legale in Olanda, cambia qualcosa dal punto di vista fiscale? Non cambia nulla. Il solo trasferimento della sede legale non implica alcuna modifica dal punto di vista della tassazione. Non credo però che si attui un mero trasferimento della sede legale senza attaccarci qualcos’altro. Il sistema olandese è meno rigido e più efficiente di quello italiano, ma non penso che si sposti la sede legale per una questione di maggiore duttilità della burocrazia. È evidente che si pensi a qualcos’altro. A che cosa starebbe pensando la Ferrari? Un’ipotesi è che oltre alla sede legale si trasferiscano anche dei beni immateriali, cioè marchi, brevetti, know how. In Italia resterebbero le attività materiali, cioè industriali, e in Olanda andrebbero quelle immateriali. È opinabile quale sia il concorso ai profitti delle due attività, cioè quale parte deli utili sia prodotta dalle attività materiali e quale da quelle immateriali. In tutti i casi, quando si vende un prodotto Ferrari, una quota va a retribuire i marchi. Ferrari, come è stato riportato dalla stampa, un anno fa, ha scorporato una società a parte solo per i marchi. Il brand della Ferrari vale circa 4 miliardi di euro, nel 2013 ha generato ricavi per 100 milioni di euro e un utile di 50 milioni di euro. È stato detto che questa mossa sia il preludio a un trasferimento all’estero delle attività immateriali. La cosa da sottolineare è che se i marchi vanno sotto una società olandese, smettono di contribuire alla base imponibile italiana e contribuiscono a quella olandese. Anche se gli utili fossero tassati allo stesso modo di quanto avviene in Italia ci sarebbero tasse pagate in più in Olanda e in meno in Italia. La Ferrari potrebbe creare una “letterbox company”, cioè una società praticamente senza personale che è possibile in Olanda e che permette di pagare le tasse alle Antille? Certamente. C’è un accordo tra il fisco olandese e il fisco delle Antille, riguardo ai beni immateriali. La proprietà giuridica del bene rimane alla società olandese, ma la proprietà economica è attribuita alla società antillana. Nella pratica cosa accade in questi casi? Supponiamo che ci sia una holding olandese, sotto la quale ci sono due società, Ferrari spa, che produce le auto, e un’altra società, chiamiamola per dire Ferrari Antille. La holding olandese è proprietaria dei marchi. La società italiana, che produce e vende prodotti marchiati Ferrari, paga una royalty , diciamo 100, a Ferrari Olanda per l’uso del marchio. Quei 100 sono costo per la società italiana e ricavo per la società olandese. Se si percepissero in Italia, su quei 100 bisognerebbe pagare il 27,5% di Ires. In Olanda no. A quel punto che succede? La società olandese può trasferire fino al 95% di questi profitti alla società antillana, che ha la proprietà economica dei marchi. Quindi in Olanda si pagano le tasse su 5. Ponendo che l’Ires sia al 27,5% (è al 25%, ndr), in Olanda si pagherebbe 1,3. Sui restanti 95 tassati alle Antille, si paga una tassa di circa il 3,5%. Quindi si pagherebbe in totale 3,2 alle Antille e 1,3 in Olanda, per un totale di 4,5. Rispetto a pagare 27,4, c’è un risparmio di 23. Questo viene fatto spesso? È un giochetto diffusissimo. Sono tutti giochi possibili se la società ha residenza fiscale in Olanda. Attenzione: questa è la sostanza. Ma nella realtà le cose non si vedono in modo così limpido come le ho appena spiegato. Nel realizzare queste operazioni si mettono dei “fiorellini”, degli abbellimenti. Non ci sarà un contratto di cessione del marchio, ma una cessione di ramo d’azienda e il ramo ceduto guarda caso conterrà anche il marchio. Le Antille non sono sulla blacklist del fisco italiano? Il punto è dividere la proprietà giuridica dei marchi dalla proprietà economica. Se la società italiana pagasse a una società in un paradiso fiscale, non potrebbe dedurre i costi (i 100 versati dalla società italiana a quella olandese menzionati prima, ndr). Se l’Italia paga l’Olanda, che è nella white list, i costi sono perfettamente deducibili. È stato detto che la Ferrari si sposterebbe in Olanda per poter usufruire del voto maggiorato, che permette agli azionisti storici di avere un voto più pesante rispetto agli altri azionisti. Ma questa possibilità non è prevista ora anche in Italia, dallo scorso giugno? Certo. Sono palesemente delle scuse. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/marpioni-marpionne-ferrari-continuer-pagare-tasse-italia-96032.htm ----------------------------------------------------------- 9 MAR 2015 11:41 RCS, LARDO A JOVANE - TRONCHETTI CERCA UN ASSE "CENTRISTA" CON BAZOLI E PALENZONA PER CAMBIARE AD E PRESIDENTE DI RCS, E DECIDERE IL NUOVO DIRETTORE DEL 'CORRIERE'. SCOTT JOVANE ORMAI È DIFESO SOLO DA ELKANN Nella lotta per la gestione di Rcs, il capo di Pirelli vuole unire l'azionista Bazoli e i creditori Palenzona/Montezemolo (Unicredit) per proporre nomi 'moderati' che facciano convergere i 'talebani' Elkann e Della Valle (più Cairo), che al momento se le danno di santa ragione. Se non ci riesce, al cda sarà scontro sulle nomine... - Giovanni Pons per "la Repubblica" Si aprono due settimane decisive per il futuro di Rcs Mediagroup. I numerosi soci devono cercare di mettersi d’accordo sulla presentazione delle liste per rinnovare il cda il quale a sua volta dovrà nominare il nuovo direttore del Corriere della Sera. La Fiat è il maggiore azionista con il 16,7% e dovrebbe fungere da catalizzatore di tutte queste scelte ma il presidente John Elkann è l’unico che vorrebbe confermare alla guida della società Pietro Scott Jovane, che secondo lui ha quasi risanato la casa editrice presa in una situazione prefallimentare. Dunque per evitare l’ennesima contrapposizione si è venuta a creare una formazione “centrista” le cui redini sono state prese in mano da Marco Tronchetti Provera e che agirebbe in stretto contatto con Giovanni Bazoli e Paolo Rotelli. Questa formazione, che può contare su un pacchetto azionario poco superiore al 12% dovrebbe cercare di individuare i tre nomi — presidente, ad e direttore del Corriere — su cui poi cercare di far convogliare anche le ali, rappresentate da Fiat e Diego Della Valle. Ma anche due azionisti di peso come Mediobanca, che ha il 6,2% e Unipol con il 4,6%. I nomi che girano per le tre posizioni sono diversi e disparati e nei prossimi giorni potranno variare a seconda dei colloqui in corso. Per esempio i due vicepresidenti di Unicredit, Fabrizio Palenzona e Luca Montezemolo, cercano di avere voce in capitolo in quanto la banca milanese è tra i principali creditori di Rcs e azionista indiretto con l’8,6% in Mediobanca. Se Tronchetti riuscirà a far convergere almeno una delle due ali sulla triade centrista allora è possibile che il rebus delle liste venga sciolto in fretta. Altrimenti tutto torna in alto mare e qualsiasi soluzione sarebbe possibile, anche la presentazione di più liste. Sullo sfondo l’unico editore della compagine, cioè Urbano Cairo, con il 3%, fortemente critico sulla gestione Jovane. Prima o poi, se troverà il coraggio, potrebbe lanciare con la sua Cairo Communications un’Opas sulla Rcs. E cercare di gestire in prima persona tutto il gruppo. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/rcs-lardo-jovane-tronchetti-cerca-asse-centrista-bazoli-96039.htm
  5. Non è impossibile. Basterebbe un semplice e rotondo 0-2. Risultato che è nelle nostre corde. Però dietro bisogna stare attenti, e bisogna avere tutti i titolari dentro. Vediamo come si mette in champions, poi ne capiremo un pochino di più.
  6. 6 MAR 2015 11:17 OPERAZIONE MONDAZZOLI – OGGI IL CDA DI RCS POTREBBE DARE UN PRIMO VIA LIBERA ALLA CESSIONE DEI LIBRI, CON BENEDIZIONE SUPREMA DI RENZI (AVRA' UN DIRETTORE AMICO AL CORRIERE) – LO STIPENDIUCCIO DI PAOLINO MIELI: 600 MILA EURO IN BILICO Renzi: “Il problema di Rcs, vogliamo dirlo?, è che un’azienda straordinaria è stata fortemente indebolita. Non mi preoccupo di Mondadori, mi preoccupo di Rizzoli-Corriere della Sera il cui valore è stato distrutto da scelte discutibili». State sereni.... - 1. DAGONEWS Pare che non sia elegante parlare di soldi, a certi livelli, ma qualcuno lo deve pur fare. Nella partita Mondazzoli c’è anche la poltrona in bilico di Paolino Mieli, presidente di Rcs Libri. In caso di vendita, per Rotolone Scott Jovane, affamato di tagli, sarebbe un risparmio aggiuntivo di 600 mila euro l’anno (la cifra comprende anche la collaborazione al Corriere) 2. RCS LIBRI, RESTA APERTO DIALOGO CON MONDADORI MA DECIDERÀ IL NUOVO CDA Giovanni Pons per “la Repubblica” Secondo consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup nell’arco di una settimana nel tentativo di prendere una decisione sulla vendita di Rcs alla Mondadori. La casa editrice di Segrate guidata da Ernesto Mauri ha fatto pervenire da qualche settimana un’offerta non vincolante per l’intera controllata dei libri a un valore compreso tra 120 e 150 milioni. Ma qualche consigliere (come l’ex presidente Piergaetano Marchetti e Attilio Guarneri, indicato dalla famiglia Rotelli) e diversi azionisti non sono d’accordo sulla vendita in quanto la considerano una scelta affrettata e dettata dalla contingenza finanziaria. La Rcs gestita da Pietro Scott Jovane, infatti, ha bisogno di un incasso di una certa entità per abbassare l’indebitamento a un livello compatibile con il margine operativo lordo, che è ancora piuttosto basso. La società, secondo alcuni consiglieri, brucia cassa e non potrà rispettare i covenant con le banche che per settembre 2015 prevedono un indebitamento di 4,5 volte l’Ebitda. Poiché quest’ultimo naviga intorno ai 40 milioni, l’indebitamento non dovrebbe essere superiore a 180 milioni mentre al momento è ancora attestato a 480 milioni. Vista questa situazione, e constatata la reticenza dei soci a sottoscrivere un secondo aumento di capitale già deliberato per altri 200 milioni, l’amministratore delegato ha sollecitato la vendita della Rcs Libri, non riuscendo a ottenere sufficienti introiti con le altre dismissioni in programma (radio e mux spagnoli). La Rcs Libri, secondo le indicazioni degli analisti, dovrebbe aver prodotto nel 2014 circa 15 milioni di Ebitda, dunque venderla a 130 milioni vorrebbe dire spuntare un multiplo di 8,6 volte. Un prezzo che alcuni azionisti giudicano troppo basso viste le potenziali sinergie e il risparmio di costi che la Mondadori potrebbe realizzare. Dunque il compromesso trovato dal presidente Angelo Provasoli nelle ultime ore sarebbe quello di procedere nella trattativa con la casa editrice del gruppo Fininvest ma senza esclusiva e stabilendo una conclusione dell’operazione solo dopo una due diligence che prenderà da uno a due mesi. In questo modo sarà comunque il prossimo cda, cioè quello che verrà eletto dall’assemblea di aprile, a prendere la decisione finale sulla vendita di Rcs Libri. Sgravando gli attuali consiglieri da eventuali profili di responsabilità che potrebbero sorgere. È infatti molto probabile che il nuovo organo di governo sia completamente diverso dall’attuale. Diversi consiglieri incluso il presidente non sono disposti a continuare in un clima di conflittualità perenne tra gli azionisti mentre l’ad è sostenuto soltanto da John Elkann che attraverso la Fiat è comunque il primo socio con il 16,7%. Tuttavia è ancora buio fitto sul numero e sulla composizione delle liste che dovranno essere presentate entro fine marzo e che secondo la nuova governance recepita dallo statuto nel giugno 2014 si divideranno il consiglio nella proporzione due terzi (alla lista di maggioranza) e un terzo (alla lista/e di minoranza). Appare a tutti abbastanza ovvio che la Fiat debba presentare una lista ma non è ancora chiaro chi siano gli altri azionisti disposti a seguirla. Non di sicuro Diego Della Valle, secondo azionista con il 7,3%, forse Mediobanca scesa però al 6,2%, difficilmente la Pirelli, il cui presidente Marco Tronchetti Provera, molto attivo in questa fase, si è più volte espresso con toni critici nei confronti della gestione di Scott Jovane. Più defilato appare al momento Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, presente nell’azionariato con oltre il 4% ma anche principale creditore del gruppo insieme a Unicredit e Ubi Banca. E poi c’è l’outsider Urbano Cairo con il 3%. Mercoledì 11 il cda di Rcs dovrà approvare i conti relativi all’esercizio 2014 e poi si apriranno le due settimane di fuoco per la stesura delle liste. I colloqui sono già in corso da tempo ma la “quadra” sembra ancora difficile da trovare. 3. PER MONDAZZOLI IL GIORNO DEL SÌ Mario Baudino per “la Stampa” Mondadori-Rizzoli, un giorno decisivo: secondo Milano Finanza, il cda della Rcs convocato per oggi dirà sì alla proposta di acquisizione dei libri arrivata da Segrate. Comincerebbe così la trattativa vera e propria, e in tempi stretti, per il supergruppo che non piace a molti scrittori e a quasi tutti gli altri editori, oltre che al ministro Franceschini. Il titolare della Cultura si era dichiarato, a caldo, assai preoccupato. Matteo Renzi, invece, non lo è. Intervistato dall’Espresso, taglia corto: «Capisco Dario. Ma non sono preoccupato. Il problema di Rcs, vogliamo dirlo?, è che un’azienda straordinaria è stata fortemente indebolita. Non mi preoccupo di Mondadori, mi preoccupo di Rizzoli-Corriere della Sera il cui valore è stato distrutto da scelte discutibili». State sereni.... http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/operazione-mondazzoli-oggi-cda-rcs-potrebbe-dare-primo-via-libera-95884.htm --------------------------------------------------- 6 MAR 2015 13:34 VIA SOLFERINO LIQUIDA TUTTO - RCS DÀ UN'ESCLUSIVA ALLA MONDADORI PER TRATTARE LA CESSIONE DEI LIBRI. E DOPO IGPDECAUX, VENDE PURE LA SUA QUOTA DEL 44% NELLE RADIO FINELCO (VIRGIN, 105, MONTE CARLO), FORSE A CLESSIDRA Avanza il progetto Mondazzoli: con la trattativa in esclusiva fino al 29 maggio, Segrate fa un altro passo avanti nella conquista di Rcs Libri - Clessidra di Sposito tratta invece per prendersi la quota nelle radio del gruppo Finelco, controllate dalla famiglia Hazan... 1.RCS: ESCLUSIVA A MONDADORI SU ACQUISIZIONE LIBRI (ANSA) - Il Cda Rcs ha deciso a maggioranza di proporre a Mondadori la concessione di un periodo di esclusiva sino al 29 maggio 2015 per l'acquisizione della quota in Rcs Libri per approfondire termini e condizioni dell'eventuale operazione. Lo annuncia una nota. 2.RCS: NEGOZIATO IN ESCLUSIVA PER VENDITA RADIO (ANSA) - Rcs ha avviato una negoziazione in via esclusiva ''con un primario operatore finanziario'' per la possibile cessione della quota di partecipazione del 44,45% detenuta nelle radio Finelco. Lo annuncia una nota. 3.RCS: TRATTATIVA SU RADIO È CON CLESSIDRA (ANSA) - Da quanto si è appreso da fonti finanziarie la trattativa di Rcs per la vendita delle radio del gruppo Finelco è stata avviata con il fondo Clessidra di Claudio Sposito. Le tre radio della holding sono nel dettaglio Radio 105, Virgin Radio e Radio Monte Carlo. La maggioranza della società fa capo alla famiglia Hazan. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/via-solferino-liquida-tutto-rcs-esclusiva-mondadori-95908.htm Molto interessante.
  7. Boh, non so. Impressione mia, ma magari sbaglio. Comunque non è che può giocare ancora per molto... Un altro che mi incuriosisce è Del Piero. Lui il dirigente alla Juve credo che lo avrebbe fatto volentieri (penso che ambirebbe alla Presidenza però). Solo che al momento non è cosa. Non con Agnelli al comando. E non so nemmeno se senza Agnelli al comando gli sarebbe permesso. Bisognerebbe capire cosa si son detti JE e AA a riguardo. Cosa pensa davvero JE di Del Piero, insomma. E poi come già detto (lo so, sono un po' ripetitivo, giustamente sono pur sempre un vecchio, portate pazienza... ), io penso che se AA viene promosso ad altro incarico, JE potrebbe sedersi al suo posto. Non vedo altri nomi per ora. E prima o poi gli tocca... A mio avviso è solo una questione di "quando", e non di "se". Comunque per allontanare un po' calciopoli nel tempo potrebbero anche trovare un uomo che faccia da intercapedine temporale tra la presidenza AA e quella eventuale di JE. Ma ne dubito. Con la sentenza della Cassazione bene o male verranno prese delle decisioni, la questione in un modo o nell'altro va risolta...
  8. Niente di particolare, semplicemente ho notato che i nomi corrispondevano abbastanza a quelli della canzone. La cosa mi faceva sorridere... Per quello che riguarda il trio in questione, Montezemolo, come ormai abbiamo capito tutti, non ha nessun legame preciso coi torinesi, o comunque non più. Lui è sempre stato un uomo di mezzo, di quelli che cercano di essere amici di tutti per scopi esclusivamente propri. Un po' bolognese, un po' romano, un po' torinese, un po' milanese.... Si infila di continuo dove trova posto. Malagò invece è un uomo romano dei più classici. Legato a quelle robe lì, di quell'ambiente lì. Non è un caso che i due siano sulla stessa barca. Sono amici... Totti è più che altro un uomo che in quel contesto fa colore. Ma sono anche fermamente convinto che Totti stia cominciando a pensare ad un dopo calcio; dirigente o robe così. Qualche amicizia dirigenziale di alto livello gli fa comodo e la coltiva volentieri. Sempre che non decida di buttarsi a fare l'allenatore, ma ne dubito. Mi sembra uno molto più furbetto di quello che sembra, e sa benissimo che è meglio essere un mito romano per sempre e continuare a fare soldi con pochi rischi, piuttosto che rischiare la fine di Inzaghi o gente così. Se ti butti nella mischia non sai mai cosa ti può capitare. Da dietro una scrivania invece è tutto molto più "gestibile" e meno rischioso... E se lo fai senza legarti ad un club specifico, come Riva, o Albertini, o Tommasi, è anche meglio. Hai più tempo per te stesso, per goderti la famiglia, e i soldi accumulati in questi anni. Vedremo cosa deciderà di fare quando smetterà...
  9. Stamani sotto la doccia canticchiavo cose strane, robe d'altri tempi, robe che forse pochi di voi conoscono, e ad un certo punto ho avuto un'illuminazione. Ho notato una cosa a cui non avevo fatto caso fino ad ora. "C'erano tre cumpari sunatori, suonavano e sapevano cantà, parevano tre grande professure, Giuvanne, Francheschiello e Don Pascà" (cit. I tre cumpari - Renato Carosone) E così ora posso sorridere per tutta la giornata.
  10. 26 FEB 2015 11:24 IL TESORONE DEGLI AGNELLI – CON LA VENDITA DELL’IMMOBILIARE, EXOR PUÒ AUMENTARE IL SUO GRUZZOLO CASH A 3 MILIARDI E MEZZO (CI PUÒ COMPRARE 6 RCS, MA ANCHE FARE QUALCOSA DI PIÙ FURBO) Con la vendita dell’americana Cushman&Wakefield per 2 miliardi, la finanziaria degli Agnelli andrebbe a ingrossare la liquidità già aumentata con la cessione della quota in Sgs. Il mercato già si interroga su quale sia il “colpo grosso” che hanno in mente a Torino... - Paolo Griseri per “la Repubblica” Exor vuole fare cassa e si torna a parlare di future alleanze. Nonostante gli oltre due miliardi di liquidità che già possiede, la finanziaria degli Agnelli intende cedere la partecipazione in Cushman&Wakefield, una delle principali società mondiali nei servizi immobiliari. Secondo le indiscrezioni raccolte a New York dal Wall Street Journal la valutazione complessiva di C&W sarebbe di 2 miliardi di dollari. Morgan Stanley e Goldman Sachs sarebbero state incaricate di trovare il compratore. Exor fa sapere di non essere intenzionata a cedere a concorrenti di C&W nell’immobiliare. Il pacchetto dell’81 per cento oggi in mano alla finanziaria degli Agnelli dovrebbe dunque essere ceduto a fondi di investimento. Non è difficile calcolare quanto Exor guadagnerebbe dall’operazione. Se davvero la società venisse valutata 2 miliardi di dollari, la cessione del pacchetto dell’81 per cento porterebbe nelle casse di Torino 1,6 miliardi di dollari. Una quantità di cassa molto significativa. Nel 2007, quando Exor entrò in C&W, pagò il 71,5 per cento della società 625 dollari. Oggi quel 71,5 per cento varrebbe 1,4 miliardi di dollari. La plusvalenza sul pacchetto originario sarebbe dunque di 800 milioni, più del 100 per cento di incremento in otto anni. Tutto questo, va sottolineato, nel caso in cui Morgan Stanley e Goldman Sachs riuscissero davvero a trovare il compratore disposto a pagare due miliardi di dollari la società. Con gli oltre due miliardi di euro incassati dalla cessione della quota in Sgs e il miliardo e mezzo di euro che arriverebbe dalla vendita di C&W, la liquidità della finanziaria torinese supererebbe i 3,5 miliardi. Una cifra molto importante. Nel comunicato ufficiale diffuso ieri non si fa alcun riferimento a possibili investimenti da sostenere con la liquidità guadagnata dalla cessione di C&W. Ufficialmente anzi Exor parla di «normale attività » di ricerca di acquirenti, tipica di una società di investimento e si aggiunge che «al momento non ci sono transazioni da comunicare, né vi è alcuna garanzia che l’analisi in corso si concluda con una vendita». Eppure fonti autorevoli a Torino scommettono sul fatto che Exor abbia già individuato il possibile affare in cui impiegare il consistente gruzzolo accumulato. Tiene banco, naturalmente, l’ipotesi più volte avanzata senza esito di una futura alleanza tra Fca e altri costruttori, ipotesi che Marchionne non ha mai escluso. Scenario rilanciato ieri dal Ft ma che in questo momento non trova conferma. Anche perché, si fa notare, nell’ultima intervista rilasciata a Bloomberg John Elkann ha parlato di possibili alleanze in termini opposti, immaginando, al contrario una diluizione dell’attuale quota degli Agnelli in Fca, grazie ai diritti di voto doppi garantiti dalla legge olandese. Il bersaglio grosso di Exor rimane dunque ancora misterioso. Il power fire di Torino continua però ad aumentare e con un proiettile di grandi dimensioni c’è da immaginare che la preda sia consistente. Ieri Borsa italiana ha comunicato che Sergio Marchionne ha esercitato i diritti maturati con le stock grant. L’ad del Lingotto ha venduto azioni Cnh incassando 4,5 milioni di euro e con una parte dei proventi di quella vendita ha pagato le tasse. Marchionne detiene ora lo 0,8 per cento del capitale di Cnh e l’1,1 del capitale di Fca. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/tesorone-agnelli-vendita-dell-immobiliare-exor-pu-95305.htm -------------------------------------------------------------- 26 FEB 2015 16:05 CIUFF CIUFF! - NTV, IL TRENO COL CIUFF DI MONTEZEMOLO-DELLA VALLE, NOMINA FLAVIO CATTANEO AMMINISTRATORE DELEGATO - PERRICONE RESTA PRESIDENTE, MA IL TEMA RESTA IL DEBITO - Il consiglio d'amministrazione di Ntv approva il nuovo piano strategico con il relativo business plan, e ha nominato Flavio Cattaneo amministratore delegato, conferendogli tutte le deleghe alla gestione... (ANSA) - Il consiglio d'amministrazione di Ntv, riunitosi oggi, ha approvato il nuovo piano strategico con il relativo business plan, e ha nominato Flavio Cattaneo amministratore delegato, conferendogli tutte le deleghe necessarie alla gestione della società. Lo si legge in una nota. Antonello Perricone mantiene la carica di Presidente. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/ciuff-ciuff-ntv-treno-col-ciuff-montezemolo-valle-nomina-95338.htm ---------------------------------------------------------------- 26 FEB 2015 16:08 BANCHE & POLTRONE - GUZZETTI & BAZOLI, I VECCHIETTI TERRIBILI DELLA FINANZA BIANCA, VORREBBERO COME EREDI FABRIZIO SACCO-DANNI E PAOLO COLOMBO – GLI ARABI DI UNICREDIT, PRIMI AZIONISTI, CONTRARI ALLA RICONFERMA DI VITA E MONTEZEMOLO Con l’effetto abbastanza curioso che le principali banche del Paese sarebbero tutte in mano alla finanza bianca (visto che anche l’ad Federico Ghizzoni è cattolicissimo) e con tanti saluti ai cappucci e alla ridotta laica di Mediobanca…. DAGOREPORT Abramo Bazoli, che va per gli 83 anni, a questo punto vuole semplicemente il lusso di scegliersi lui il successore e in questa fase lo avrebbe individuato nel cattolicissimo Fabrizio Saccomanni, ex ministro del Tesoro nello sfortunato governo dell’amico (di Bazoli) Enrico Letta. Lo stesso vuol fare l’amico e sodale Giuseppe Guzzetti, 80 anni suonati, che lascerebbe la Fondazione Cariplo solo nelle mani del commercialista bocconiano Paolo Andrea Colombo, ex presidente dell’Enel e con un passato in vari cda, dalla Saipem alla Pirelli, passando per Telecom e Publitalia. E già che siamo in tema di banche, occhio alle poltrone anche in casa Unicredit. La presidenza di Giuseppe Vita è in scadenza e i rumors meneghini dicono che proprio uno tra Saccomanni e Colombo potrebbe andare in piazza Cordusio. Con l’effetto abbastanza curioso che le principali banche del Paese sarebbero tutte in mano alla finanza bianca (visto che anche l’ad Federico Ghizzoni è cattolicissimo) e con tanti saluti ai cappucci e alla ridotta laica di Mediobanca. Ghizzoni comunque tifa per una conferma di Vita, che ha il grande pregio di non fargli alcuna ombra. Mentre la conferma del tandem con Ghizzoni irrita il fondo arabo Aabar (primo socio con il 5%) che vorrebbe contare di più e però è diviso in due fazioni: coloro che vogliono liberarsi di Luca Cordero di Montezemolo, vicepresidente di Alitalia in possibile conflitto d’interessi visti i debiti della compagnia con la banca, e coloro che invece vogliono una sua conferma in piazza Cordusio. ---------------------------------------------------- 26 FEB 2015 18:50 MEDIABANCA, ADDIO AL PATTO - IL SALOTTO DELLA FINANZA LAICA CHE HA DOMINATO E CONDIZIONATO L'ITALIA, VA IN SOFFITTA - ALCUNI SOCI ITALIANI (PESENTI IN TESTA) VOGLIONO MANO LIBERA SULLE PROPRIE QUOTE A settembre potrebbero arrivare disdette da soci italiani che porterebbero dal 31,4% fin sotto il 25% le quote sindacate. Ma il 25% è la soglia minima stabilita perchè il patto resti in vigore. Se si scenderà sotto quel livello l'accordo si scioglierà automaticamente - Nagel e Pagliaro preparano la riforma della governance... 1.MEDIOBANCA: POSSIBILE SCIOGLIMENTO PATTO A SETTEMBRE Radiocor - Il patto di Mediobanca potrebbe sciogliersi gia' a settembre dal momento che alcuni soci italiani potrebbero chiedere di avere mano libera sulle proprie quote facendo calare le partecipazioni vincolate sotto la soglia del 25%. E' quanto si apprende da fonti vicine ai soci del gruppo bancario. 'A settembre - e' il ragionamento che viene fatto- avremo la finestra per la disdetta del patto. Oggi lo zoccolo forte e' pari al 25% del capitale, ma sotto questa soglia il patto si scioglie'. Tra i candidati a chiedere maggiore liberta' di azione sulle proprie quote sono soprattutto i soci italiani: 'Tra gli azionisti esteri e' praticamente rimasto il solo Bollore' che ha gia' fatto intendere di voler restare - viene osservato - piuttosto bisogna guardare ad alcuni soci italiani'. Pesenti, in passato, era sembrato scettico sull'opportunita' di proseguire nel patto anche se all'ultimo rinnovo ave va comunque apportato una quota che consenti' di mantenere oltre il 30% la partecipazione vincolata del patto. Ora pero' si sottolinea in che misura possa essere utile per la famiglia lombarda restare in un sindacato di blocco ma non di voto. 'Vedremo cosa decidera'', spiega la fonte. 2.MEDIOBANCA: AVVIA CANTIERE GOVERNANCE, IPOTESI CDA A 15 MEMBRI Radiocor - Mediobanca ha avviato il cantiere sulla governance, anche per recepire le indicazioni di Bankitalia, con una riunione informale dei consiglieri e dei manager durata poco piu' di due ore e terminata verso le 13. 'L'ipotesi - spiega una fonte - e' quella di ridurre il numero dei consiglieri a 15' dagli attuali 18. A scendere sara' soprattutto il numero dei manager: 'La soluzione piu' logica e' quella di ridurli a tre, l'a.d. Alberto Nagel, il presidente Renato Pagliaro e il dg Francesco Saverio Vinci'. Pagliaro resterebbe presidente, 'ma non potra' presiedere il comitato esecutivo perche' lo chiede Bankitalia'. Le prossime tappe prevedono una possibile nuova riunione informale prima del prossimo cda anche se non e' stata ancora fissata una data. Il progetto per la nuova governance potrebbe essere pronto 'entro giugno per poi arrivare con una proposta alla prossima assemblea di ottobre'. 3.SALTA ANCHE IL SALOTTO DEI SALOTTI Giovanni Pons per “la Repubblica” La notizia era nell'aria ma fa comunque scalpore: anche Mediobanca non avrà più il suo patto di sindacato. A settembre potrebbero arrivare disdette da soci italiani che potrebbero portare dal 31,4% fin sotto il 25% le quote sindacate. Ma il 25% è la soglia minima stabilita perchè lo stesso resti in vigore. Dunque se si scenderà sotto quel livello l'accordo si scioglierà automaticamente. Ma chi sono i soci italiani intenzionati a non restare nel sindacato di blocco? Per ora non sono usciti allo scoperto ma tra questi dovrebbe esserci sicuramente il gruppo Pesenti che aveva già limato la propria quota in occasione dell'ultimo rinnovo. "In che misura ha senso restare in un sindacato di blocco e non di voto?", filtra da una fonte anomina vicina a Mediobanca. In effetti non ha molto senso. Meglio avere le mani libere e poter vendere le azioni Mediobanca qualora si rendesse necessario per motivi di portafoglio, visto che ormai anche a piazzetta Cuccia conta il consiglio di amministrazione più che l'accordo tra i soci. Il management sotto la spinta decisiva di Alberto Nagel e Renato Pagliaro si sta sempre più orientando agli standard di governance internazionale. Il prossimo cda dovrebbe ridurre il numero dei consiglieri a 15 con una riduzione da cinque a tre dei manager presenti. Inoltre il presidente, Pagliaro, non dovrebbe più avere cariche esecutive e dunque non potrà più presiedere il comitato esecutivo. Uno snellimento non da poco che va di pari passo con la rifocalizzazione dell'attività della merchant bank al di fuori dell'attività di detenere partecipazioni in società strategiche. Un cambio di pelle sostanziale rispetto alla storia di Mediobanca e del suo fondatore Enrico Cuccia ma che continua da due anni a questa parte, un passo alla volta, ma inesorabile. Dopo Rcs, Pirelli, Telecom, Gemina ora anche il salotto dei salotti non sarà più tale ma assomiglierà a una normale società finanziaria. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/mediabanca-addio-patto-salotto-finanza-laica-che-ha-dominato-95365.htm ---------------------------------------------------------------------- 27 FEB 2015 12:30 1. COSA C’ENTRA IL “CORRIERE DELLA SERA” CON LA (S)VENDITA DI RCS-LIBRI ALLA MONDADORI? - 2. NELLA “BOZZA” D’INTESA PER L’ACQUISIZIONE DI RCS-LIBRI DA PARTE DEL CONCORRENTE STORICO MONDADORI CI SAREBBE UNA CLAUSOLA CHE IMPEDIREBBE AL “CORRIERE DELLA SERA” DI EDITARE IN FUTURO LIBRI DA MANDARE IN EDICOLA O NEI BOOK STORE DAGOREPORT Cosa c’entra il “Corriere della Sera” con la (s)vendita della Rizzoli libri al concorrente storico Mondadori? C’entra eccome, come vedremo. E non soltanto perché il quotidiano di via Solferino non trarrà alcun effetto vataggioso dalla cessione della vecchia e gloriosa “R” verde per un piatto di lenticchie (120-150 milioni a fronte di un fatturato annuo di oltre duecento). Più o meno, la vendita (o l’acquisto) di un paio di giocatori del Milan o della Juventus, ma senza costi aggiuntivi per il loro ingaggi milionari. Anzi. A quanto risulta a Dagospia nella “bozza” d’intesa tra i manager Fininvest, guidati da Fedele Confalonieri ed Ernesto Mauri, e l’ad dell’Rcs Rotolone Scott(ex) ci sarebbe una clausola - fin qui rimasta segreta -, che in futuro impedirebbe al Corrierone di editare libri da mandare in edicola o nei Bookstore. Compresi, a quanto sembra, quelli curati dalla “Fondazione Corriere” presieduta dal notaio Piergaetano Marchetti, contrarissimo alla sciagurata incorporazione della Rizzoli nel gruppo di proprietà di Silvio Berlusconi. E questo sì che sarebbe un vero e proprio attacco alla liberta di stampa. Libertà di stampa(re) intesa alla lettera. Nel senso che si vieterebbe a un possibile concorrente-editore di produrre le proprie opere. E chissà se di fronte a un simile diktat bulgaro vorranno aggiungere il proprio grido di dolore anche gli autori, primo firmatario Umberto Eco, che si batte contro l’annunciato progetto di concentrazione (quasi il 40% del mercato editoriale). Nell’ultimo anno i volumi prodotti, a costo zero, dalla redazione tra l’altro hanno portato nelle casse (vuote) del gruppo oltre 9 milioni di euro. Quindi, a ben vedere, sarebbero pesantissimi anche sul piano economico gli effetti collaterali sul Corriere dalla ventilata alienazione della Rizzoli libri. Progetto avanzatissimo che sarà al centro del prossimo consiglio d’amministrazione dell’Rcs convocato per il 2 marzo. Intanto, vanno avanti in Mediobanca - sotto la regia di Renato Pagliaro, ma senza risultati concreti - le trattative tra gli ex soci pattisti del gruppo. Venerdì scorso il presidente di Fca, John Elkann, è stato a lungo in piazzetta Cuccia per spiegare ancora una volta ai suoi interlocutori che i torinesi sono pronti a mettere i soldi nell’impresa salvataggio Corriere, ma intendono entrare “da padroni” nella gestione dell’Rcs (o di quel che resterà). http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/cosa-entra-corriere-sera-vendita-rcs-libri-95400.htm
  11. Altra cosa interessante è che nessuno del Clan dei Torinesi gli ha detto, fino ad oggi, di stare zitto e di non parlare più di calcio. Fate voi...
  12. Cobolli è un uomo di Gabetti. All'epoca (fine 2005/primavera 2006) penso fosse stato scelto perché interista. Era il garante/mediatore ideale per dare certezze ai longobardi sui successivi campionati.
  13. Cadetti? Gabetti semmai. O dei giornalisti un po' dilettanti hanno capito/riportato male il nome, oppure lui era alticcio. Oppure tutte e due. Grande Cobollone mio! Grandeeeeeeeeeee! E' sempre un piacere ascoltare l'originale, perché l'attuale vigile non ha lo stesso talento espressivo, bisogna ammetterlo. I miti non muoiono mai.
  14. Fare la guerra solo a chiacchiere, e contemporaneamente promuovere sui giornali di famiglia una linea operativa (attenzione, non necessariamente editoriale) opposta, vuol dire prendere per i fondelli il popolo Juventino. Vuol dire che ci sono sempre interessi superiori alla Juve da tutelare. Vuol dire che se c'è un adeguato corrispettivo la Juve può andare bellamente a farsi f***e. Vuol dire che c'è sempre una completa disponibilità a qualunque tipo di compromesso. Basta che ci siano tangibili aspetti positivi... Mi spiace, non è il mio modo di pensare il mondo e le cose. Per carità, un po' è fisiologico che sia così, lo è ovunque, mica solo in Italia o a Torino. Però questi qua sono andati troppo oltre da un bel pezzo. Il punto non è tanto che sono complici, ed è già gravissimo, il punto è che non hanno manco il coraggio di dircelo che sono complici dell'insieme del sistema. Sono stati scoperti e allora ci prendono in giro e fanno cassa. A loro basta così. Una vergogna senza fine.
  15. Mi spiace, ma considero la proprietà della Juventus complice di questo scempio.
  16. Vabbè, in questo topic c'entra poco, ma in questi giorni c'è stata un'asta di opere d'arte a New York. Hanno venduto cagate pazzesche e invece sono rimasti invenduti un Caravaggio e un Canaletto. Ecco, a naso, se ci fosse stato in vita l'Avvocato, credo che dai fondi esteri sarebbero usciti alcuni soldini e li avrebbe presi entrambi poco dopo l'asta, con una trattativa privata, se li sarebbe goduti per un po', e quando gli fossero venuti a noia poi li avrebbe messi nella pinacoteca-cassaforte del Lingotto. Tra le altre cose mi sembra che un paio di meravigliosi Canaletto ci siano già in quella sua collezione... Un Caravaggio poi, che io sappia gli mancava, e penso che se lo sarebbe preso senza indugi.
  17. Sliding Doors: con l’Avvocato o con il Dottore, come sarebbe andata? http://www.ju29ro.com/tutto-juve/5980-sliding-doors-con-l-avvocato-o-con-il-dottore-come-sarebbe-andata
  18. E ma che cattivo che sei. Cerca di essere un po' più comprensivo, non essere troppo feroce.
  19. 29 GEN 2015 16:32 1. LAVINIA BORROMEO AVREBBE FATTO UNA CAPA TANTA AL MARITINO JOHN "YACHT" ELKANN SUL FATTO CHE È LUI IL PADRONE DELLA FIAT, NON MARPIONNE - 2. JOHN È ANDATO DALL’AD A LAMENTARSI E IL RISULTATO È STATO DISASTROSO. MARPIONNE GLI HA RINFACCIATO “TUTTI I MILIARDI CHE VI HO FATTO GUADAGNARE” Dagoreport Non sempre conviene ascoltare l’anima gemella sulle questioni di lavoro perché a volte arrivano consigli accecati dal “tifo” per il partner e si va incontro a magre figure. Ed è proprio quello che è capitato nei giorni scorsi a John Elkann con la moglie Lavinia Borromeo. La volitiva Lavinia, 37 anni, milanesissima, ha insistito molto con il marito sul fatto che lui conterebbe troppo poco in Fca e che Sergio Marchionne a momenti lo costringe a leggere sui giornali le notizie che riguardano il gruppo automobilistico. Eppure il principale azionista è John e il suo ruolo di presidente non può essere bypassato, ha insistito la nobile consorte. John ha diligentemente preso nota dei ragionamenti di Lavinia e alla prima occasione li ha riversati su Sergio Marchionne. Risultato? L’ingegnere con residenza fiscale in Svizzera si è incazzato come una biscia, si è alzato in piedi e ha rinfacciato: “Prima che arrivassi io, quest’azienda stava per chiudere. Vi ho fatto diventare ricchissimi. O si fa come dico oppure me ne vado domani!”. A Torino raccontano che di fronte a una sfuriata del genere il presidente della Fiat sia rimasto come impietrito, con il volto arrossato dall’imbarazzo. Nei giorni seguenti, smaltito il duro scontro, John ha alzato il telefono e ha chiamato Giovanni Bazoli per chiedergli una mano a sistemare Mario Calabresi sulla poltrona di De Bortoli al “Corriere”. D’altronde l’editoria, che non interessa a Marchionne, è l’unico dossier sulla quale il nipote dell’Avvocato ha campo libero. http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/lavinia-borromeo-avrebbe-fatto-capa-tanta-maritino-john-yacht-93452.htm
  20. Evidentemente non ci capiamo. Lo so che le residenze non ci saranno, ma inizialmente c'erano. Sia di lusso che normali. (io non l'avrei previste fin dall'inizio, a dir la verità) Ci sono stati pure una scuola calcio e un centro medico inizialmente, se è per questo. Lo so che l'albergo in teoria servirebbe, ma è una possibilità come un'altra, forse ci sono anche altre soluzioni, magari anche nelle vicinanze. Questo progetto ogni sei mesi cambia, e di parecchio anche. Questo è il punto, e questo è quello che un po' spaventa. Ma non si può considerare e progettare solo l'area in se, senza avere un'idea chiara del progetto Juve in generale. Cosa dovrà essere la Juve nei prossimi anni? E per esserlo di cosa avrà bisogno? Da dove si pensa che è più utile o più facile fare utili? Quali attività saranno più facili da gestire e quali meno? Ci servirà una benedetta TV, con tanto di studi seri si o no? La Juventus ha già un suo progetto immobiliare anche senza la Continassa, si o no? (ricordo per esempio che dietro via Lagrange, dietro LaRinascente, abitavano nello stesso stabile molti giocatori negli anni 90, io lì ho incontrato Zidane, Inzaghi, Montero, ecc mi pare, tutti proprio nello stesso identico punto. La Juve aveva quello stabile o era in affitto? E tutto intero o solo alcuni appartamenti? Boh...) Domanda americana: gli appartamenti, o gli immobili disponibili poi, quanto influiscono sulla trattativa con un singolo giocatore, tanto per dirne una? La sede sociale ci serve, per forza, necessariamente, su quell'area lì o no? Da quelle parti, ci sono altre piccole o grandi aree disponibili si o no? Per esempio, la zona mattatoio e uffici, o su Venaria, ecc... In bradigaaaaaaa.... Adesso è il momento ideale per ripensare il tutto, e non a metà dei lavori. Tutti qua i miei dubbi. Quello che non gira è il procedere a tentoni, pubblicizzando cose che cambiano di brutto ogni sei mesi. Per quel poco che si intuisce da fuori hanno le idee poco chiare e anche molti ostacoli di vario genere. Non è facile eh, sia ben chiaro, ma stanno pasticciando un po' troppo. Poi oh, si arrangiano, ognuno si paga le conseguenze delle sue scelte.
  21. Ok. Ma infatti siamo qui per marcarli stretto e smascherarli. Del resto certe cose dette da John mica le abbiamo inventate noi nè. Se saranno bravi riusciranno a preparare una confezione adeguata per risollevarne l'immagine, e magari ci convinceranno. Però devono essere molto bravi nel farlo... Ma bravi bravi bravi eh. Perché oh, a ccà nisciun è fesso. Hai capito, caro Padoino-Padoin?
  22. Amico mio, questo è ovvio, hai ragione. Se un giorno si deciderà di risolvere la questione, e servirà dare delle colpe, il colpevole sarà un terzo. Il primo papabile, per esempio, tra quelli che mi vengono in mente, è Luca. Non certo Giòn, Franzo o Gianluigi, per capirci. Anzi, forse la daranno a te, o a me.
  23. Massì, quello che voglio dire io è che da tutto il mondo bianconero in generale, ossia dalla punta in giù (quindi da AA, dalla società, dai tifosi di curva, fino all'ultimo iscritto di un piccolissimo forum del web con pochissimi iscritti, con l'appoggio dei media compresi), viene venduta l'idea che una guerra vera e propria non si possa fare. Quello che si può fare è una guerra chirurgica, fatta di piccoli step, che pian piano nel tempo porteranno a certi risultati. La situazione, insomma, cambierà, state tranquilli, ma ci vuole del tempo. Premetto che questo approccio io non lo condivido per diverse ragioni, anche di ordine pratico e non solo di ordine filosofico. Ma facciamo finta di niente per un attimo. Ora, si potrebbe essere d'accordo oppure no con questa strategia operativa, dipende da ognuno di noi cosa pensa sia meglio, ma anche volendo darla per buona, ogni tanto si sente qualche fatto stonato che canta fuori dal coro. Mettiamola così, cioè, spesso quando ti aspetti che il bisturi e non l'ascia farà qualche piccolo taglio, per ottenere piccoli obiettivi, sembra proprio che il chirurgo faccia di tutto per non procedere. In questa specie di guerra chirurgica, sembra sempre tutto pronto. Ci siamo, tra poco procediamo. Poi però, una volta non ha ancora fatto effetto l'anestesia, una volta si aspetta per sicurezza dalla radiologia una lastra del paziente che non arriva, una volta il chirurgo è rimasto imbottigliato nel traffico ma dicono che starebbe arrivando, forse, una volta viene rinviata l'operazione per piccole complicazioni sulla salute del paziente, una volta l'anestesista ha finito il farmaco, una volta c'è stato un blackout in sala operatoria, una volta c'è uno sciopero del personale medico, una volta di qua, una volta di là, e noi dopo 8 anni siamo ancora tutti qua, (manco più tutti a dire il vero, ma sempre di meno), e la situazione non è cambiata praticamente di un millimetro.
  24. Infatti la questione, alla fin fine, è sempre la stessa. Che patto c'è tra AA e JE? E poi Ghost Dog giustamente ci dice: "Le resistenze e disavventure in Lega e FIGC sono state causate anche da errori gravi di valutazione di AA e dei suoi consigliori". E ci sta. Ma io, da quando ho infilato il dito in questo letamaio del 2006 e sporco seguito, ho imparato ad essere anche più cattivo di così. Quindi rilancio. Siamo sicuri sicuri sicuri che questi errori di valutazione siano tutti effettivamente errori? Perché, per esempio, AA ha votato Abete, non ha votato Tavecchio ma per Albertini (uno degli uomini di Abete fin dal 2006), e cosa gravissima, non ha proposto un grosso nome da contrapporre a Tavecchio, un nome che potesse davvero creare anche solo dal punto di vista mediatico un certo appeal. Non avrebbe vinto ugualmente, ma secondo me qualche scossone e qualche pressione dell'opinione pubblica ci sarebbe stata. Mentre cavalcare mediaticamente le scivolate sulle bucce di banana di Tavecchio si sapeva fin da subito che non avrebbe sortito effetti. Quando penso poi che Fiaz è sponsor della federazione... Insomma, mi sembra che il clan dei torinesi sia molto più nel sistema di quello che sembra. Certe battaglie sembrano abbastanza simulate. Quasi come se fosse necessario far finta di far qualcosa e prendere tempo...
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