Possiamo stare a discutere per ore, tanto se si ha un'idea, non la si cambia.
Detto questo, ha ragione il Nume Turrini: c'è un pilota in griglia a cui viene permesso di tutto e di più, agli altri si applica la giurisprudenza più ferrea. Ieri, per la prima volta, l'ho sentito decisamente alterato e irritato per quello che è successo.
Ma io qui non voglio stare ad attaccare Hamilton o la Mercedes o la FIA tout court, nemmeno voglio star a rimarcare il vergognoso "due pesi, due misure" che è ormai palese: qui c'è proprio da discutere la penalità in sè, che non esiste. Non c'è il presupposto dell'"unsafe", punto. Hamilton, in questo caso, si è comportato come i peggiori attaccanti di provincia che si buttano in area e ottengono il rigore che gli fa vincere una partita giocata malissimo tutta a difendersi: lui aveva margine per fare un'altra manovra, che gli avrebbe consentito il sorpasso, ma non lo fa e si butta dove sa che può provocare un "incidente", un "casus belli" per i commissari. Il suo intento era questo e c'è riuscito perfettamente. Nel suo essere diabolico sta la sua grandezza. Non lo biasimo assolutamente, anzi ne ammiro la sagacia tattica. Ma per riuscire in questi intenti, ci deve essere qualcuno "connivente", qualcuno che queste cose te le trasforma in porcate: inutile dire che la sponda la trova costantemente nei commissari, come dimostra il taglio con rientro in pista (quello sì, "unsafe"...) della corsia box ad Hockenheim. Lì non c'era nemmeno da discutere, quella manovra è vietata, non è che si presta ad interpretazione come quella di ieri: è vietato il taglio della corsia box, punto. Allora, visto che qua dentro la giurisprudenza provoca irrefrenabili impulsi sessuali al punto tale da cassare qualsiasi discussione con il sempiterno "è il regolamento", in quel caso "il regolamento" parlava molto più chiaro di ieri. Risultato: il silenzio, tombale.
Ecco, questa è la Formula 1 moderna.